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Dossier · Frane e dissesto idrogeologico

La terra
che scivola

Dal Vajont ai versanti dei Castelli Romani: come si muove la terra, e come imparare a leggerne i segnali.

Foto: Frisia Orientalis · CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Che cos'è una frana

Non tutte le frane
sono uguali

Una frana è il movimento di una massa di roccia, detrito o terra lungo un versante. Può essere lenta, pochi millimetri l’anno, oppure improvvisa, a decine di chilometri orari.

Cambia tutto la velocità. I crolli di roccia e gli scivolamenti lasciano poche tracce di preavviso. Le colate rapide di fango e detrito sono le più letali: arrivano in pochi istanti e non danno tempo di fuggire. Le frane lente, invece, deformano nel tempo strade e case, e si possono studiare prima che diventino crolli.

Foto: Dipartimento della Protezione Civile · CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

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Le frane censite in Italia nell’inventario IFFI: la banca dati più completa d’Europa (ISPRA, 2024)
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Il territorio nazionale a pericolosità da frana, in crescita del 15% rispetto al 2021 (ISPRA, 2024)
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Gli abitanti esposti a rischio frana in Italia (ISPRA, 2024)
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Le vittime stimate ogni anno nel mondo per frane da pioggia (Froude & Petley, 2004-2016)
9 ottobre 1963 · Vajont

Fu la frana,
non la diga

Alle 22:39 del 9 ottobre 1963 circa 260 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal Monte Toc e precipitarono nel bacino. L’onda d’acqua scavalcò il coronamento della diga di oltre 200 metri e cancellò Longarone e altri abitati. Le vittime furono 1.917, tra cui 487 bambini e ragazzi.

Il punto, ancora oggi spesso frainteso: la diga non cedette. Restò in piedi, nonostante forze venti volte superiori a quelle di progetto. Fu una catastrofe geologica, non un crollo strutturale.

L’instabilità del Monte Toc era nota da tempo: crepe, piccoli movimenti e studi geologici avevano segnalato il pericolo, e la frana lasciò sul versante una cicatrice enorme, visibile ancora oggi. È la lezione che attraversa tutte le frane: il versante parla, e i suoi segni vanno ascoltati prima che sia troppo tardi.

Foto: Tor91 · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

5 maggio 1998 · Campania

Le colate
di fango

Il 5 maggio 1998 colate rapide di fango travolsero Sarno, Quindici e altri comuni tra le province di Salerno, Avellino e Caserta. Le vittime furono circa 160, di cui 137 solo a Sarno. Il materiale erano coltri vulcaniche del Vesuvio, scivolate dai pendii calcarei già saturi d’acqua.

Non servì una pioggia eccezionale: bastò un terreno già pieno. Poche settimane dopo nacque la “Legge Sarno” (267/1998), che introdusse i Piani di Assetto Idrogeologico, le mappe che ancora oggi individuano le aree a rischio.

Foto: Ciro Fusco · pubblico dominio in Italia, via Wikimedia Commons

22 marzo 2014 · Washington, USA

La frana più letale
degli Stati Uniti

Il 22 marzo 2014 un versante saturo collassò sulla comunità di Steelhead Haven, vicino a Oso. La massa percorse la valle a circa 64 km/h, muovendo 18 milioni di tonnellate di sabbia e argilla. I morti furono 43: il bilancio peggiore per una frana nella storia degli Stati Uniti.

Le piogge dei mesi precedenti erano state il 150-200% della media. Il clima conta: precipitazioni più intense rendono i versanti più instabili, anche dove sembravano sicuri.

Foto: Spc. Samantha Ciaramitaro, Washington Army National Guard · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

21 ottobre 1966 · Galles

Quando la frana
la facciamo noi

Il 21 ottobre 1966 ad Aberfan una discarica di scarti di carbone, satura di pioggia e posata sopra una sorgente, scivolò a valle come fango sulla scuola elementare Pantglas: 144 morti, di cui 116 bambini.

Le frane non sono solo natura. Depositi mal collocati, sbancamenti e suolo reso impermeabile creano rischio nuovo. È la lezione di Aberfan: un pericolo ignorato resta un pericolo, e portò a leggi più severe sulla sicurezza dei depositi.

Foto: Governo del Regno Unito · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

25 ottobre 2011 · Liguria

La pioggia che
scava i versanti

Il 25 ottobre 2011, in poche ore, le province di La Spezia e Massa-Carrara ricevettero oltre 500 mm di pioggia. Colate e frane sommersero Vernazza e Monterosso: 13 vittime e oltre 1.180 evacuati. Vernazza fu ricostruita in più di due anni.

I terrazzamenti a secco, come questi, trattengono il versante. Quando vengono abbandonati, i muri cedono e la pioggia scava. Terrazzi non curati e piogge brevi ma violentissime sono il mix tipico del rischio che ci aspetta.

Foto: Tangopaso · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Vedere le frane dallo spazio

Frange di colore,
millimetri di terra

I satelliti radar Sentinel-1 e il servizio europeo Copernicus EGMS misurano i movimenti del suolo con precisione millimetrica in tutta Europa. Le frange di colore di un interferogramma raccontano dove la terra si alza, si abbassa o scivola: così si individuano le frane lente prima che diventino crolli.

A terra il CNR-IRPI, su mandato della Protezione Civile, gestisce SANF, il sistema nazionale di allerta per le frane da pioggia: usa soglie di precipitazione e si integra con le allerte a codici colore di DPC e Centri Funzionali regionali. Prevenire è possibile.

Immagine: NASA/JPL-Caltech (dati ESA) · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

I versanti dei Castelli e il cratere di Nemi

Genzano sorge sul bordo esterno del cratere vulcanico del Lago di Nemi. Tocca i punti per leggere il contesto locale — reale, ma localizzato.

Il Lago di Nemi nel suo cratere vulcanico visto da Genzano di Roma, con i versanti ripidi e boscosi che scendono verso l'acqua
Riconoscere i segnali

Crepe, alberi storti,
acqua che sgorga

Una frana spesso si annuncia. Crepe nel terreno o nei muri, alberi e pali inclinati, piccoli smottamenti, acqua che sgorga dove prima era asciutta, rumori sordi dal versante: sono tutti segnali da prendere sul serio.

Durante forti piogge evita i fossi, gli impluvi e le basi dei versanti ripidi. Se noti movimenti del terreno, allontanati verso l’alto e segnala alle autorità. In caso di pericolo immediato chiama il 112, il numero unico di emergenza.

Foto: Jonathan Wilkins · CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Conoscere il versante riduce il rischio

Le frane si possono prevedere e prevenire: con il monitoraggio dallo spazio e da terra, con la manutenzione di versanti e fossi, e con il rispetto del sistema di allertamento meteo-idro. Qui a Genzano e nei Castelli il rischio è reale ma localizzato: la prevenzione ordinaria fa la differenza.

Consulta la scheda sul rischio idrogeologico del nostro sito e tieni d’occhio le allerte del Centro Funzionale Regionale del Lazio. In emergenza, ovunque tu sia, chiama il 112.

Fonti e crediti

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