Il minuto che
cancellò una città
All'alba del 28 dicembre 1908 lo Stretto di Messina si chiuse come una tagliola: il terremoto più letale della storia europea, e subito dopo il mare. Da quelle macerie nacquero il soccorso moderno e la prima legge antisismica italiana.
Foto: Richard Ellis, gennaio 1909 · pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Trentasette secondi
nel buio
Alle 5:21 del 28 dicembre 1908 Messina e Reggio Calabria dormono. La scossa — magnitudo 7.1, una delle più forti mai registrate in Italia — dura, secondo le cronache dell’epoca, circa 37 secondi. Bastano a trasformare due città in un cumulo di pietre.
A Messina crolla circa il 90% degli edifici. Non ci sono ancora norme antisismiche: i palazzi, costruiti con muri pesanti e solai deboli, si piegano su chi dorme. Le vie scompaiono sotto metri di macerie, l’acquedotto si spezza, il gas alimenta gli incendi. Chi si salva esce nel buio di dicembre, scalzo, e non riconosce più la propria strada.
Sopravvissuti al terremoto, 1908 · foto Wilhelm von Gloeden · pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Poi arrivò
il mare
La terra non aveva finito. Pochi minuti dopo la scossa, il mare dello Stretto si ritirò — e tornò come un muro. Le onde del maremoto raggiunsero i 6-12 metri sulle coste, con punte di circa 13 metri a Pellaro, vicino Reggio: spazzarono il lungomare proprio dove i superstiti si erano rifugiati, lontano dai palazzi che crollavano.
È la trappola crudele dei terremoti dello Stretto: la fuga dal crollo porta verso l’acqua. Oggi quel comportamento ha una regola precisa, che raccontiamo nel dossier «Quando il mare si ritira»: dopo una forte scossa vicino alla costa, ci si allontana dal mare, subito e verso l’alto.
Il bilancio complessivo non fu mai contato con certezza: almeno 80.000 vittime, con stime che superano le 100.000. Nessun evento naturale, in Europa, ha mai ucciso così tante persone.
Foto: U.S. Navy — Naval History and Heritage Command (NH 1177), gennaio 1909 · pubblico dominio
I soccorsi arrivarono
dal mare
Lo Stato impiegò giorni a capire l’entità del disastro: telegrafo e ferrovie erano distrutti. I primi ad arrivare furono i marinai. La squadra navale russa del Baltico, all’ancora ad Augusta, fece rotta su Messina senza attendere ordini da San Pietroburgo: gli equipaggi di navi come la Slava e la Makarov scavarono a mani nude, allestirono infermerie di bordo e trasportarono in salvo circa 1.300 persone. Arrivarono poi le navi britanniche e quelle italiane.
Fu, di fatto, la prima grande operazione internazionale di soccorso dell’età contemporanea: navi di Paesi diversi, senza un coordinamento previsto, unite dall’emergenza. Messina non l’ha dimenticato: ai marinai russi la città ha dedicato un monumento.
Un secolo dopo, quel coordinamento improvvisato è diventato un sistema: il Meccanismo unionale di protezione civile, dove l’aiuto tra Paesi non dipende più dal caso.
Marinai della corazzata russa Slava tra le macerie · 1908-1909 · pubblico dominio, via Wikimedia Commons
La città
di legno
I superstiti furono imbarcati verso Napoli, Palermo, Catania: una diaspora che cambiò per sempre la demografia della città. Chi restò visse nelle baracche: interi quartieri di legno e lamiera che a Messina sarebbero durati per decenni, ben oltre ogni promessa.
È la lezione amara che l’Italia avrebbe ritrovato a ogni terremoto del Novecento: l’emergenza finisce, ma il dopo — la ricostruzione, le persone da riportare a casa — dura una generazione. Per questo oggi il «dopo» è una fase pianificata del sistema di protezione civile, non un’appendice.
Campo dei profughi a Messina, 1909 · Library of Congress · pubblico dominio
La prima legge
nata dalle macerie
Dalle macerie di Messina nacque qualcosa che non esisteva: l’idea che costruire ha delle regole. Il Regio decreto n. 193 del 18 aprile 1909 introdusse le prime norme tecniche antisismiche italiane e individuò, per la prima volta, i territori dove applicarle: è l’atto di nascita della classificazione sismica del nostro Paese.
Quel filo non si è più spezzato: passa per i terremoti del Novecento, arriva alle Norme Tecniche per le Costruzioni di oggi e alla classificazione che assegna una zona sismica a ogni comune italiano — Genzano compresa, in zona 2B. La storia completa la trovi nel capitolo sismico del nostro Manuale.
Un secolo dopo, la difesa dai terremoti resta la stessa di allora: non poter prevedere, ma poter costruire bene.
Sismogramma del 28 dicembre 1908, stazione di Vienna (ZAMG) · pubblico dominio
Ciò che Messina ci ha insegnato
Messina 1908 è il punto zero della protezione civile italiana: il disastro che rivelò un Paese senza piani, senza norme e senza soccorsi organizzati — e che li fece nascere tutti e tre. La scossa non si poteva evitare; quasi tutto il resto, oggi, sì.
Costruire secondo le norme, conoscere la propria zona sismica, sapere cosa fare durante e dopo una scossa: è il modo in cui un Paese onora i suoi morti. In emergenza chiama il 112.
Fonti e crediti
- Immagini: via di Messina in rovina, gennaio 1909 (Richard Ellis · pubblico dominio) · superstiti sotto una tenda di fortuna (Wilhelm von Gloeden · pubblico dominio) · profughi in attesa d’imbarco (U.S. Navy, Naval History and Heritage Command, NH 1177 · pubblico dominio) · marinai della corazzata russa Slava tra le macerie (autore ignoto, 1908-1909 · pubblico dominio) · campo dei profughi, 1909 (Library of Congress · pubblico dominio) · sismogramma del 28 dicembre 1908, stazione Hohe Warte di Vienna (ZAMG · pubblico dominio). Via Wikimedia Commons.
- Fonti: INGV — Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (CFTI5Med) e Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) (magnitudo, effetti, maremoto) · Regio decreto 18 aprile 1909, n. 193 — Normattiva (prime norme antisismiche) · U.S. Naval History and Heritage Command — Messina earthquake relief · le stime delle vittime (80.000-100.000+) variano tra le fonti storiografiche e vanno lette come ordini di grandezza.
- Sul nostro sito: Il rischio sismico (Manuale, cap. 7.1) · Rischio sismico: cosa fare · Dossier: Quando il mare si ritira · Dossier: Quando la terra trema · Dossier: Dalle macerie, un sistema.
- Dossier a cura del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma. Guida divulgativa: in emergenza chiama il 112.
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