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Dossier · Il sistema

Prove generali
del disastro

Nessuno improvvisa un soccorso: lo prova, lo sbaglia, lo riprova. Le esercitazioni sono il teatro della protezione civile — l'unico posto al mondo dove un errore non costa vite, ma le salva.

Esercitazione su edificio simulato in crollo (Vibrant Response, 2012) · foto Sgt. Terence Ewings / U.S. Army · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Perché si prova

La memoria
dei muscoli

In emergenza non si «pensa lucidamente»: si fa ciò che si è già fatto. Sotto stress la mente perde lucidità e il corpo torna agli automatismi — per questo i piani che restano sulla carta falliscono, e quelli provati funzionano.

L’esercitazione serve esattamente a questo: trasformare il piano in memoria dei muscoli. Chi apre il cancello dell’area di ammassamento? Chi accende il generatore? La radio della colonna mobile parla davvero con la Sala Operativa? Ogni domanda che trova risposta in esercitazione è una domanda in meno nel giorno peggiore.

E c’è un secondo scopo, contro-intuitivo: far emergere gli errori. Un’esercitazione dove tutto fila liscio è un’esercitazione sprecata — il suo prodotto più prezioso è la lista di ciò che non ha funzionato.

Foto: Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma

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I tipi fondamentali: per posti di comando (si provano decisioni e comunicazioni) e a scala reale (si muovono uomini, mezzi e popolazione)
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L’esercitazione nazionale sui Campi Flegrei: prove di allontanamento con i cittadini veri, treni veri, tempi misurati
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La Rete Zamberletti: la prova radio nazionale del volontariato a cui partecipiamo — quando cade tutto, la radio resta
Come si prova

Dal tavolo
al campo

Le esercitazioni hanno una scala. Si parte dal tavolo: nelle prove per posti di comando (le “table-top”) sindaci, funzioni di supporto e sale operative giocano lo scenario sulla carta — decisioni, messaggi, tempi — senza muovere un mezzo. Costano poco e trovano subito i buchi del piano.

Poi si scende in campo: nelle prove a scala reale si montano le tende, si attivano le colonne mobili, si chiudono strade vere, si evacuano scuole vere. Qui si misura ciò che la carta non dice: quanto pesa una motopompa, quanto dura una batteria, quanta acqua beve un campo da 200 persone.

Il ciclo si chiude col debriefing: cosa ha funzionato, cosa no, chi corregge cosa. Senza questa fase finale, l’esercitazione è solo una recita. Con essa, è la manutenzione del piano.

Foto: Sgt. Terence Ewings / U.S. Army · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Le grandi prove

Quando si esercita
un Paese intero

Alle scale più grandi, l’esercitazione diventa un evento nazionale. Sui Campi Flegrei — la caldera del dossier «La terra che respira» — il Dipartimento prova periodicamente con i Comuni la macchina dell’allontanamento: nel 2024 migliaia di cittadini veri hanno testato la registrazione, i punti di raccolta e i trasferimenti, con i tempi cronometrati.

E l’Europa si allena insieme: il Meccanismo unionale finanzia esercitazioni congiunte in cui i moduli dei Paesi — squadre USAR, ospedali da campo, moduli antincendio — si incontrano su scenari comuni, perché il giorno in cui lavoreranno fianco a fianco non sia la prima volta che si vedono.

La regola è identica a ogni scala, dal condominio al continente: ci si soccorre come ci si è allenati.

Il Macellum di Pozzuoli · foto Norbert Nagel · CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

A casa nostra

Le prove
del nostro Gruppo

Anche per il nostro Gruppo l’addestramento è il lavoro invisibile dietro ogni servizio: i corsi regionali in Sala Operativa, le prove radio — come la partecipazione alla Rete Zamberletti, l’esercitazione nazionale che ogni settimana collega i volontari d’Italia in HF quando si simula il blackout delle reti — e i grandi eventi del territorio, come l’Infiorata, che per una squadra è anche una palestra di presidio, comunicazione e lavoro coordinato.

Ogni attivazione vera ci trova come l’ultima esercitazione ci ha lasciati: per questo non smettiamo di provare. E per questo, se l’idea ti incuriosisce, le porte sono aperte: l’addestramento è la parte più bella.

Foto: Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma

Sbagliare in prova, mai sul serio

Le esercitazioni sono l’assicurazione più economica che esista: ore di fatica simulata in cambio di minuti guadagnati quando conta. Un sistema che si esercita è un sistema vivo; un piano mai provato è una speranza scritta bene.

Vale anche per te: il piano familiare si prova — il punto di ritrovo, la borsa, la telefonata. Fallo come un gioco coi bambini. E in emergenza, chiama il 112.

Fonti e crediti

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