Quando il vento
fa paura
L'aria in movimento è energia. Dal medicane greco all'uragano americano, fino agli alberi che cadono nei Castelli Romani.
Immagine NASA dell'occhio dell'uragano Florence dallo spazio · pubblico dominio
Aria che corre
verso il vuoto
Il vento è aria che si sposta da zone di alta pressione verso zone di bassa pressione. Più ripido è il dislivello, più forte soffia. È sempre la stessa fisica: cambia solo la scala.
Quando un ciclone profondo, un temporale intenso o una catena montuosa concentrano l’energia, le raffiche superano i 100-200 km/h. La differenza tra una brezza e una tempesta è solo una questione di gradiente e di scala dell’evento.
Foto: Simon Eugster · CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Ianos, l'uragano
del Mediterraneo
Nel settembre 2020 il medicane Ianos colpì la Grecia ionica con raffiche misurate oltre i 110 km/h e stimate fino a circa 200 km/h su Cefalonia e Zante. Quattro vittime, migliaia di case danneggiate e piogge torrenziali, con accumuli di diverse centinaia di millimetri in poche ore.
È considerato il medicane più intenso mai registrato nel Mediterraneo: la prova che fenomeni quasi-tropicali possono formarsi anche nel nostro mare, lo stesso che lambisce il litorale del Lazio.
Copernicus Sentinel-3 · ESA, 17 settembre 2020 · CC BY-SA 3.0 IGO, via Wikimedia Commons
Milton e la rapida
intensificazione
Il 7 ottobre 2024 l’uragano Milton esplose fino a categoria 5: venti sostenuti di 285 km/h e pressione minima di 897 mb. In 24 ore i venti aumentarono di circa 150 km/h, più del doppio della soglia di rapida intensificazione. Causò 15 morti diretti.
Secondo gli studi di attribuzione climatica, la temperatura record del mare che lo alimentò fu resa 400-800 volte più probabile dal cambiamento climatico. Il monitoraggio satellitare permise allerte che salvarono vite.
Foto NASA dalla Stazione Spaziale Internazionale (serie ISS072-E), ottobre 2024 · pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Un ciclone visto
dallo spazio
Dalla Stazione Spaziale Internazionale un grande uragano appare come una spirale di nubi larga centinaia di chilometri, con un occhio centrale netto e calmo.
È la stessa fisica del vento di casa nostra, ma su scala planetaria. Questa vista insegna a riconoscere la struttura dei sistemi che generano le raffiche più estreme, e ricorda quanto vale l’osservazione dallo spazio per le allerte.
Foto: Alexander Gerst / NASA · pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Vaia, 14 milioni
di alberi in tre giorni
Tra il 26 e il 30 ottobre 2018 la tempesta Vaia investì il Nord-Est italiano con venti tra 100 e 200 km/h per ore. Abbatté circa 14 milioni di alberi su 41.000 ettari di foreste alpine.
I danni superarono 1,7 miliardi di euro nel solo Veneto. È il più grave evento di schianto forestale della storia italiana recente. Lo stesso meccanismo, in piccolo, abbatte rami e alberi nelle pinete e nei viali dei Castelli Romani.
Schianti di Vaia in Val dei Mocheni (Trentino) · foto Syrio · CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Callum, la tempesta
atlantica d'autunno
L'11 e 12 ottobre 2018 la tempesta Callum frustò Regno Unito e Irlanda con raffiche fino a circa 122 km/h alle Isole Scilly e 124 km/h in Irlanda. Lasciò circa 60.000 utenze senza energia e causò 2 vittime indirette.
È l’esempio classico del windstorm europeo: una bassa pressione atlantica porta vento forte e diffuso, più esteso che estremo puntuale. Diverso dall’uragano, ma capace di paralizzare un Paese intero.
Tempesta Callum, 11 ottobre 2018 · NASA Worldview (VIIRS) · pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Downburst o
tromba d'aria?
Sono fenomeni opposti. Il downburst è una raffica discendente di aria fredda che si schianta al suolo e si propaga in linea, fino a 150-180 km/h su un’area ampia: lascia danni ‘a strisce’. È quello che colpì i Castelli a gennaio 2026.
La tromba d’aria, qui nel devastante tornado di Moore (Oklahoma, 1999), è invece un vortice rotante di aria calda ascendente, più localizzato, con venti che a terra possono superare i 300 km/h: lascia danni ‘a imbuto’.
Foto: Mike Eilts / NSSL-NOAA · pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Il favonio, vento caldo
che scende
Non tutto il vento forte arriva dai cicloni. Il favonio (foehn) è un vento caldo, secco e a raffiche che scende sottovento alle montagne. Può far salire la temperatura di 10-20 °C in poche ore e toccare raffiche di forza uragano, fino a circa 150 km/h.
Asciuga la vegetazione e fa cadere i rami secchi. Sui Castelli, scirocco e libeccio possono dare effetti simili di vento caldo e secco, aggravando il rischio incendio nei boschi d’estate.
Foto: FPIC · CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Dove il vento colpisce in Italia
Nessuna area è immune. Tocca i punti per scoprire i tipi di evento ventoso che hanno segnato il Paese.
Genzano e i Castelli:
gli alberi che cadono
Diciamolo con onestà: Genzano è interna ai Castelli, senza costa né grandi industrie a ridosso. Il pericolo vero non è l’uragano, ma il vento che spezza i rami e abbatte gli alberi su strade, auto e tetti, e che scoperchia tettoie e strutture leggere.
Non è teoria. Il 4 gennaio 2026 un downburst colpì Marino, Ciampino e Santa Maria delle Mole: circa 30 alberi abbattuti, il crollo di una struttura da padel e di un muro a Monte Porzio Catone.
I Castelli, ricchi di pinete e viali storici, vivono interventi ricorrenti di Protezione Civile, Polizia Locale e Vigili del Fuoco per alberi, pali e cartelli a terra. È un rischio gestibile con prudenza e attenzione alle allerte.
Foto: MeteoNetwork.it · CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Il vento si rispetta, prima che arrivi
Prima: metti in sicurezza vasi, tettoie, gazebo e oggetti esposti su balconi e in giardino; controlla l’allerta del Centro Funzionale Regionale del Lazio. Durante: stai lontano da alberi, viali alberati, tensostrutture, impalcature e cartelli; non parcheggiare sotto le chiome; evita le strade alberate. In caso di pericolo immediato per le persone — un albero su strada, una struttura che cede — chiama il 112. Dopo: segnala i danni alle autorità e non avvicinarti a rami pericolanti o linee elettriche cadute.Fonti e crediti
- Immagini: uragano Florence dallo spazio, occhio (NASA, pubblico dominio) · cumulonembo (Simon Eugster, CC BY-SA 3.0) · medicane Ianos 2020 (Copernicus Sentinel-3/ESA, CC BY-SA 3.0 IGO) · uragano Milton 2024 (NASA/ISS, pubblico dominio) · occhio di Florence dalla ISS (Alexander Gerst/NASA, pubblico dominio) · schianti della tempesta Vaia in Val dei Mocheni (Syrio, CC BY-SA 4.0) · tempesta Callum 2018 (NASA Worldview/VIIRS, pubblico dominio) · tornado F5 di Moore 1999 (Mike Eilts/NSSL-NOAA, pubblico dominio) · favonio (FPIC, CC BY-SA 3.0) · mappa fisica d’Italia (Eric Gaba e NordNordWest, CC BY-SA 3.0) · danni da vento in un centro abitato (MeteoNetwork.it, CC BY-SA 4.0). Via Wikimedia Commons.
- Dati ed eventi: Met Office (Callum 2018) · NOAA e centri uragani (Milton 2024, scala Beaufort) · tempesta Vaia (Triveneto, 2018) · medicane Ianos (Grecia, 2020) · downburst dei Castelli Romani, 4 gennaio 2026 — cronaca locale. Comportamenti di autoprotezione: Dipartimento della Protezione Civile · Centro Funzionale Regionale del Lazio.
- Sul nostro sito: Quando scoppia il temporale · Neve e gelo · La catena dell’allerta · Vento forte: cosa fare · Allerte meteo · Strumenti in tempo reale · Temporali intensi · Rischio incendio.
- Dossier a cura del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma. Guida divulgativa: in emergenza chiama il 112.
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