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Dossier · Rischio chimico-industriale

Quando l'industria
fa paura

Dietro i prodotti di ogni giorno c'è una catena di sostanze pericolose. Una sola data — 10 luglio 1976 — ha cambiato le regole di tutta l'Europa.

Foto: Peter Henderson · via Wikimedia Commons / Geograph · CC BY-SA 2.0

Seveso, 10 luglio 1976

La nube che
cambiò l'Europa

Intorno alle 12:37 un reattore dello stabilimento ICMESA di Meda andò fuori controllo. Liberò una nube contenente TCDD, la diossina più tossica: una stima di 13-18 kg dispersi sulla Brianza.

La contaminazione toccò una decina di comuni. Il territorio fu diviso in tre zone (A, B, R); 736 residenti furono evacuati e 193 persone, in gran parte bambini, svilupparono la cloracne (casi accertati, ISS). Non ci furono morti immediati, ma fu il più grave incidente industriale-ambientale d’Italia.

Oggi, sopra l’area più contaminata e bonificata, c’è questo parco: il Bosco delle Querce. La ferita si rimargina, ma servono decenni.

Bosco delle Querce, Seveso · foto Massimiliano Mariani (DoppioM) · CC BY-SA 3.0

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Gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante censiti in Italia (inventario ISPRA, 2025)
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Gli effetti possibili di un incidente: incendio, esplosione, nube tossica
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L’anno della prima direttiva Seveso europea, nata dal disastro del 1976
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Il numero unico da chiamare in emergenza: incendio, esplosione, nube
Da una tragedia, una legge

Le direttive
Seveso

Dal disastro nacque la prima normativa europea sul rischio industriale: Seveso I (1982), poi Seveso II (1996) e Seveso III (2012/18/UE), recepita in Italia con il D.Lgs. 105/2015.

Oggi ogni stabilimento a rischio ha obblighi precisi: notifica, rapporto di sicurezza, Piano di Emergenza Esterna e informazione preventiva alla popolazione. L’ISPRA cura un inventario nazionale pubblico e consultabile.

Cosa puoi fare tu: nel Piano comunale di protezione civile trovi se nel tuo Comune ci sono impianti a rischio e cosa fare. Vale anche per Genzano e i Castelli.

Struttura della TCDD (diossina) · disegno Emeldir · pubblico dominio · via Wikimedia Commons

Bhopal, India · dicembre 1984

Il costo umano
della negligenza

Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984 lo stabilimento di pesticidi Union Carbide rilasciò una grande quantità di metil-isocianato, esponendo oltre 500.000 persone. È considerato il peggior disastro industriale della storia.

Le stime delle vittime variano molto: il bilancio ufficiale immediato fu di 3.787 morti; altre stime parlano di decine di migliaia di morti nel tempo per malattie correlate. Una lezione su cosa accade quando la sicurezza degli impianti viene trascurata.

Stabilimento Union Carbide di Bhopal · foto Julian Nyča · CC BY-SA 3.0

Tianjin, Cina · 12 agosto 2015

Quando esplode
un deposito

Una catena di esplosioni in un deposito di merci pericolose al porto di Tianjin uccise 173 persone (inclusi 8 dispersi) e ne ferì quasi 800.

Erano stoccate circa 700 tonnellate di cianuro di sodio e una grande quantità di nitrato d’ammonio; l’innesco fu la nitrocellulosa surriscaldata. Il pericolo non è solo nelle fabbriche: è anche dove le sostanze si accumulano, vicino a porti, strade e città.

Esplosione di Tianjin · foto Eristic-霖璟 · CC BY-SA 4.0

NaTech

Quando la natura
accende l'industria

Si chiamano NaTech gli incidenti tecnologici innescati da eventi naturali: terremoti, alluvioni, fulmini, tsunami. L'11 marzo 2011 il terremoto e lo tsunami del Tōhoku fecero esplodere e bruciare per giorni la raffineria Cosmo Oil di Chiba.

Per questo il D.Lgs. 105/2015 e la norma tecnica UNI/TS 11816-1:2021 (con il contributo dell’ISPRA) impongono di valutare anche il rischio combinato natura-industria.

Il ponte con casa nostra è onesto: nei Castelli il fattore naturale rilevante sarebbe il sisma — il Lazio è a sismicità media — su depositi o serbatoi di GPL, non grandi impianti chimici.

Incendio della raffineria Cosmo Oil, Chiba · foto Cranky5 · CC BY-SA 3.0

La mappa invisibile del rischio

Il rischio non è nascosto: è mappato. Tocca i punti per scoprire dove pesano gli stabilimenti a rischio — e perché i Castelli Romani sono un caso diverso.

Mappa fisica dell'Italia con rilievi in marrone e pianure in verde, su cui sono evidenziati alcuni punti del rischio industriale
Qui, a casa nostra

Genzano: il rischio vero
è su gomma

Diciamolo con onestà: a Genzano e nei Castelli non ci sono grandi stabilimenti Seveso a ridosso. Sovrastimare il rischio sarebbe sbagliato.

Il pericolo realistico per il cittadino è semmai il trasporto di merci pericolose su strada — le autocisterne con la targa arancione ADR — e i depositi di GPL e carburanti. Le riconosci dal codice numerico sulla placca.

Che non sia un rischio astratto lo dice lo stesso Lazio: il 5 dicembre 2018 a Borgo Quinzio (Fara in Sabina, Rieti) un’autocisterna di GPL esplose durante un travaso in un’area di servizio sulla Salaria. Morirono due persone, tra cui un vigile del fuoco. Niente allarmismo: consapevolezza.

Lago di Nemi e Genzano di Roma · foto LPLT · CC BY-SA 3.0

Conoscere il rischio è già proteggersi

Se scatta un’allerta per nube tossica, la regola è una: rifugio al chiuso. Chiudi porte e finestre e sigilla le fessure con nastro e panni bagnati. Spegni ventilazione, condizionamento e riscaldamento. Niente fiamme libere, non fumare. Ascolta radio, TV locali e canali ufficiali e non uscire fino al cessato allarme. Se senti odori pungenti, un panno bagnato su naso e bocca. In caso di incendio, esplosione o sospetta nube, chiama subito il 112: la Centrale Unica smista a Vigili del Fuoco, sanitari e forze dell’ordine.

Fonti e crediti

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