Il nemico invisibile
che sale dal tufo
Non si vede, non si sente, non ha odore. Il radon è un gas radioattivo naturale che sale dalle rocce vulcaniche — le nostre — e si accumula nelle case. È la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo. E si sconfigge con una cosa sola: misurarlo.
Emissioni di gas a Tor Caldara · foto Albarubescens · CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Un figlio
del vulcano
Il radon nasce nel sottosuolo: è un gas nobile radioattivo prodotto dal decadimento naturale dell’uranio contenuto nelle rocce. Tutte le rocce ne contengono un po’ — ma quelle vulcaniche, come i tufi e le pozzolane dei Castelli Romani, ne sono particolarmente ricche.
All’aperto si disperde ed è innocuo. Il problema nasce al chiuso: il gas risale da crepe, fessure e passaggi degli impianti, e si accumula negli ambienti a contatto col terreno — cantine, taverne, piani terra. Le case in tufo, le grotte e i locali interrati scavati nella roccia, così tipici dei nostri paesi, sono i luoghi dove la concentrazione può salire di più.
Le indagini nazionali collocano il Lazio tra le regioni con le concentrazioni medie più alte d’Italia, proprio per la sua geologia vulcanica. Il radon non è un’emergenza che scatta: è un rischio silenzioso che abita con noi — finché non lo si misura.
I Castelli Romani dall'alto
La seconda causa,
dopo il fumo
L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica il radon cancerogeno di gruppo 1: dopo il fumo di sigaretta, è la seconda causa di tumore al polmone. Il rischio cresce con la concentrazione e con gli anni di esposizione — e si moltiplica nei fumatori, perché radon e fumo si potenziano a vicenda.
Non è un allarme: è un’informazione. L’esposizione si accumula in silenzio per decenni, in casa, dove passiamo la maggior parte del tempo. Ed è proprio questo a renderla governabile: a differenza di un terremoto, il radon si può misurare, ridurre e tenere sotto controllo — a costi contenuti.
Il cratere lacustre, cuore vulcanico del territorio
Misurare,
non immaginare
La concentrazione di radon non si può indovinare: due case identiche, una accanto all’altra, possono avere valori lontanissimi. Dipende dal suolo esatto, dalle fondazioni, dagli spifferi, dalle abitudini di aerazione.
Si misura con i dosimetri passivi: piccoli rilevatori senza batterie da lasciare negli ambienti per un anno (o due semestri, per coprire estate e inverno, perché d’inverno i valori salgono). Il costo è di poche decine di euro; al termine, un laboratorio qualificato restituisce la media annua in Bq/m³. Nel Lazio le campagne di misura e la mappatura del territorio sono compito dell’ARPA Lazio, in attuazione del Piano nazionale.
Se vivi o lavori in locali a contatto col terreno — soprattutto se scavati nel tufo — la misura non è un eccesso di zelo: è l’equivalente, per la tua aria, dell’esame del sangue.
Raccolta di rilevatori radon nella base USA di Napoli · foto U.S. Navy, S. Rinner, 2025 · pubblico dominio
Ridurre si può
(e non costa un mutuo)
Sopra il livello di riferimento si interviene per gradi. Le misure semplici: aerare di più i locali bassi, sigillare crepe nei pavimenti e i passaggi di tubi e cavi, tenere in pressione gli ambienti. Le misure tecniche, per i casi più seri: la depressurizzazione del suolo — un pozzetto e una ventola che catturano il gas sotto la casa e lo scaricano all’esterno, prima che entri.
Per le nuove costruzioni la regola è già scritta: dal 2025 si progetta con membrane e vespai ventilati, per restare sotto i 200 Bq/m³. Costruire a prova di radon costa poco in cantiere; rimediare dopo costa sempre di più.
È la stessa filosofia di tutta la prevenzione: il rischio del territorio non si elimina — si conosce e si governa.
Monte Cavo · foto NikonZ7II · CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Conoscere l'aria di casa propria
Viviamo su un vulcano quiescente: ci regala i laghi, il vino, il tufo dorato dei centri storici — e ci chiede in cambio consapevolezza. Il radon è la faccia più silenziosa di questo patto: invisibile, misurabile, riducibile.
Misura i locali a contatto col terreno, aera le cantine, informati con le fonti ufficiali. È protezione civile fatta in casa, nel senso letterale. E in emergenza, per tutto il resto, chiama il 112.
Fonti e crediti
- Immagini: emissioni di gas a Tor Caldara (Albarubescens · CC BY-SA 4.0) · i Castelli Romani dall’alto (Deblu68 · pubblico dominio) · il Lago di Nemi nel suo cratere (Kleuske · CC BY-SA 3.0) · raccolta di rilevatori radon, NSA Naples (U.S. Navy, Petty Officer 1st Class Sean P. Rinner, 2025 · pubblico dominio) · Monte Cavo (NikonZ7II · CC BY-SA 4.0). Via Wikimedia Commons.
- Fonti: Istituto Superiore di Sanità — radon (salute, seconda causa di tumore al polmone, gruppo 1 OMS/IARC) · Decreto legislativo 31 luglio 2020, n. 101 — Normattiva (livelli di riferimento 300/200 Bq/m³) · Piano nazionale d’azione per il radon 2023-2032 (ISIN), adottato con DPCM 11 gennaio 2024 (GU n. 43 del 21/2/2024) · OMS — Radon and health · ARPA Lazio (misure e mappatura regionale).
- Sul nostro sito: Dossier: Un vulcano sotto casa · Il vulcanismo dei Colli Albani · Dossier: L’aria che respiriamo · Il rischio nucleare e radiologico (Manuale, cap. 7.9).
- Dossier a cura del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma. Guida divulgativa a scopo informativo, non sostituisce valutazioni tecniche o sanitarie. In emergenza chiama il 112.
Ti è piaciuto? Condividilo.
Esplora tutti i dossier