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Dossier · La ricerca delle persone scomparse

Riportarli
a casa

Un anziano che non rientra. Un escursionista che non arriva. Un bambino che si allontana. Ogni ricerca è una corsa contro il tempo — e una macchina che l'Italia ha imparato a costruire bene.

Foto: F R (Tannenschleicher) · pubblico dominio

Chi si perde

Perdersi
è umano

In Italia ogni anno le denunce di scomparsa sono decine di migliaia — le censisce un Commissario straordinario del Governo. La grande maggioranza si risolve presto e bene. Ma dietro ogni numero c’è una famiglia col fiato sospeso.

Chi si perde? Soprattutto anziani con demenze, che escono per la solita passeggiata e non ritrovano la strada; bambini, che si allontanano in un attimo; escursionisti traditi da un sentiero o dal buio; persone fragili che scelgono di allontanarsi.

Le statistiche internazionali di ricerca e soccorso insegnano che ogni profilo si comporta in modo diverso: chi ha una demenza tende ad andare dritto finché qualcosa non lo ferma; i bambini piccoli cercano un riparo e spesso non rispondono ai richiami. Conoscere questi schemi è già metà della ricerca.

Foto: Alessio Lin (Unsplash) · CC0

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Il tempo da aspettare prima di denunciare: la segnalazione al 112 è immediata
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Dalla legge 203/2012, che ha cancellato il mito delle 24 ore
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La linea europea per i minori scomparsi, attiva anche in Italia
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Bastano a un cane da ricerca per battere un’area che a una squadra costerebbe una giornata
Come funziona

La macchina
della ricerca

Il primo mito da sfatare: non esistono le 24 ore di attesa. Se l’assenza preoccupa, si chiama subito il 112 — lo ha chiarito la legge 203/2012: le ricerche partono immediatamente.

Da lì si accende una macchina precisa, regolata dai piani provinciali delle Prefetture: il Prefetto coordina, il Sindaco attiva il livello comunale. Tutto ruota attorno al punto di ultimo avvistamento: da lì si disegna l’area di probabile presenza — età, salute, meteo, ore trascorse, ostacoli del terreno — e si lanciano le battute: rapide sulle direttrici più probabili, poi sistematiche, a pettine, per coprire ogni metro.

In campo, fianco a fianco: Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, volontari di protezione civile formati — mai improvvisati — e squadre cinofile.

Esercitazione di soccorso, Monte Terminillo (RI), 2012 · foto Rupertsciamenna · CC BY-SA 3.0

L'arma segreta

Il naso
che non sbaglia

Il soccorritore più efficiente ha quattro zampe. Un cane da superficie setaccia in un’ora un’area che a una squadra umana costerebbe una giornata; un cane molecolare, partendo da un indumento, segue la traccia di una singola persona in mezzo a mille altri odori.

In questa foto, un’unità cinofila lavora tra le macerie di Amatrice, agosto 2016: lo stesso naso che cerca i dispersi nei boschi trova le persone sepolte dai crolli.

Per questo, se un familiare scompare, una regola conta più di tutte: non battere da soli le zone di ricerca. Ogni passaggio lascia odori che confondono la traccia. Ai cani — e a chi li guida — abbiamo dedicato il dossier Gli animali nell’emergenza.

Unità cinofila ad Amatrice, 25 agosto 2016 · foto terremotocentroitalia · CC BY 2.0

Occhi dall'alto

Anche
dal cielo

Quando il terreno è vasto o impervio, la ricerca si alza in volo. Gli elicotteri perlustrano versanti e vallate; i droni con termocamera — ormai in dotazione anche a molti gruppi di protezione civile — vedono il calore di un corpo nel buio o sotto la vegetazione, dove l’occhio umano si arrende.

E il telefono del disperso, se acceso, può diventare un faro: le verifiche sulle celle telefoniche agganciate aiutano a restringere l’area — sempre e solo su disposizione dell’autorità.

La tecnologia non sostituisce le squadre a terra: le indirizza, perché ogni ora di ricerca vada spesa nel posto giusto.

Monte Terminillo (RI), 2012 · foto Rupertsciamenna · CC BY-SA 3.0

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I tecnici volontari del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) in Italia
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Le autorità che coordinano: il Prefetto e, sul territorio, il Sindaco
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Il numero unico: una sola chiamata attiva tutto il sistema
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Dall’istituzione del Commissario straordinario per le persone scomparse

Cosa puoi fare tu, prima e durante

Se in famiglia c’è una persona a rischio, preparati prima: una foto recente sempre a disposizione, una medaglietta con un contatto, la lista scritta dei luoghi abituali, e — con il suo consenso — un localizzatore GPS da polso. Se l’allontanamento accade: chiama subito il 112, resta reperibile, e non lanciare appelli sui social senza averli concordati con le Forze dell’Ordine — un’ondata di segnalazioni sbagliate può rallentare proprio chi sta cercando. Il resto lo fa una macchina fatta di professionisti e volontari che si allenano tutto l’anno per un unico risultato: riportarli a casa.

Fonti e crediti

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