Il terremoto
visto dallo spazio
Quando la terra trema, il suolo si solleva e si abbassa di centimetri, a volte di metri. Dallo spazio bastano due immagini radar — una prima, una dopo — per misurarlo al millimetro. Si chiama interferometria SAR.
Terremoto dell'Aquila 2009 · interferogramma differenziale TerraSAR-X · DLR · CC BY 3.0
Le frange
della Terra
Sopra le nostre teste, a centinaia di chilometri, passano satelliti che non scattano fotografie: emettono onde radar e ascoltano l’eco che torna dal suolo. Sono i sensori SAR, Radar ad Apertura Sintetica.
Il trucco è confrontare due passaggi sullo stesso punto: uno prima del terremoto, uno dopo. Se nel frattempo il terreno si è mosso, l’onda radar percorre una strada un po’ diversa, e quella differenza si legge nella sua fase. Il risultato è una mappa di anelli colorati, le frange: ogni frangia è un gradino di pochi centimetri. Più frange sono ammassate, più il suolo si è spostato.
La storia italiana comincia nel 1997 con la sequenza di Colfiorito, tra Umbria e Marche (magnitudo locale 5.8): per una delle prime volte, i satelliti europei ERS misurarono dallo spazio un abbassamento del suolo di circa 25 centimetri. Era la prima generazione — poche immagini, tempi lunghi. Nel 2009 il terremoto dell’Aquila (Mw 6.1), l’immagine che apre questo dossier, fu mappato con interferogrammi che mostravano altri 25 centimetri circa di spostamento lungo la faglia. La tecnica funziona per i terremoti di magnitudo Mw superiore a 5 — quelli che muovono il suolo abbastanza da vedersi da lassù.
Satellite Copernicus Sentinel-1 · ESA / P. Carril · CC BY-SA 3.0 IGO
Quando la terra
si abbassò di 70 cm
Con i satelliti Sentinel-1 del programma europeo Copernicus, il salto è enorme: immagini gratuite ogni pochi giorni, deformazioni mappate in ore o pochi giorni dall’evento.
Il 24 agosto 2016 il terremoto di Amatrice-Accumoli (Mw 6.0) produsse un abbassamento di circa 20 centimetri. Poi, il 30 ottobre 2016, la scossa di Norcia (Mw 6.5) — la più forte in Italia dal 1980 — disegnò un interferogramma impressionante: nella Piana di Castelluccio il suolo si abbassò di circa 70 centimetri sulla verticale, oltre venti frange ammassate, ciascuna di circa 3 centimetri.
Questi prodotti non li realizza il nostro Gruppo: li elaborano gli enti scientifici — l’INGV e l’IREA-CNR — a partire dai dati Copernicus. Noi li leggiamo e li spieghiamo, perché raccontano una cosa che a terra non si vede tutta insieme: dove la terra si è mossa di più.
Terremoto di Amatrice, 24 agosto 2016 · interferogramma Sentinel-1A · ESA · CC BY-SA 3.0 IGO
Mappe per
chi soccorre
Sapere dove il suolo si è deformato di più non è un dettaglio da scienziati: aiuta a capire dove cercare i danni, dove concentrare i sopralluoghi, come è fatta la faglia che ha rotto. È informazione che entra nella gestione dell’emergenza e nella ricostruzione.
Per un Gruppo comunale di volontari il valore è diverso ma reale: capire come lo Stato osserva il territorio ci rende cittadini e volontari più consapevoli. I Castelli Romani sono un’area a sismicità media: non l’epicentro dei grandi terremoti appenninici, ma un territorio che va conosciuto, non temuto.
La difesa vera resta a terra e parte da ognuno di noi: sapere cosa fare in caso di terremoto, conoscere la propria casa, avere un piano. I satelliti misurano; le persone si proteggono.
I crateri dei Castelli (laghi Albano e Nemi) · NASA, Stazione Spaziale Internazionale · pubblico dominio
La terra lascia una firma
Ogni grande terremoto sposta il suolo, e quello spostamento resta scritto — nelle frange di un interferogramma come, un tempo, nei fori dei molluschi sulle colonne romane di Pozzuoli. Lo spazio ci dà uno sguardo che prima non avevamo: misurare la terra che si muove, al millimetro, da centinaia di chilometri.
È lo stesso filo degli altri nostri dossier “dallo spazio”: osservare per proteggere. In emergenza chiama il 112.
Fonti e crediti
- Fonte del racconto: INGVterremoti — I principali terremoti in Italia osservati con le immagini satellitari (11/06/2026) (a cura del Laboratorio GEOSAR dell’INGV) · explainer I terremoti studiati dai satelliti: l’interferometria SAR (18/12/2018).
- Dati per evento: Colfiorito 1997 (ML 5.8, ~25 cm, satelliti ERS) · L’Aquila 2009 (Mw 6.1, ~25 cm) · Amatrice 2016 (Mw 6.0, ~20 cm, Sentinel-1) · Norcia 2016 (Mw 6.5, ~70 cm sulla verticale a Castelluccio, ~3 cm a frangia, Sentinel-1) — fonti INGV/IREA-CNR: interferogramma Norcia, INGVterremoti 02/11/2016 · comunicato INGV n. 2763 · comunicato CNR n. 7116 · INGVterremoti Amatrice 16/09/2016. Dati grezzi: Copernicus Sentinel-1 (riuso libero con attribuzione).
- Immagini: interferogramma L’Aquila 2009 (TerraSAR-X · DLR · CC BY 3.0, via Wikimedia Commons) · interferogramma Amatrice 2016 (Sentinel-1A · ESA · CC BY-SA 3.0 IGO, via Wikimedia Commons) · satellite Sentinel-1 (ESA / P. Carril · CC BY-SA 3.0 IGO) · Castelli dalla ISS (NASA · pubblico dominio). L’interferogramma Sentinel-1 di Norcia pubblicato da INGVterremoti è CC BY-ND (non rielaborabile): citato qui come deep-link, non riprodotto.
- Sul nostro sito: Dossier: La Terra vista dallo spazio · Dossier: I sensi dello Stato (reti di monitoraggio) · Dossier: Cittadini sismografi · Dossier: Quando la terra trema · Rischio sismico: cosa fare.
- Dossier a cura del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma. Guida divulgativa: in emergenza chiama il 112.
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