Il vulcano
che dorme sotto casa
I Castelli Romani sorgono su un vulcano. Non è spento: è in pausa. Partiamo da casa nostra e facciamo il giro del mondo.
Genzano sul Lago di Nemi · foto Deblu68 · pubblico dominio (Wikimedia Commons)
Sotto i Castelli,
un vulcano
Pochi lo sanno: i Colli Albani sono un vulcano, chiamato anche Vulcano Laziale, una ventina di chilometri a sud-est di Roma.
Non è un singolo cono, ma un grande apparato esplosivo: un bordo esterno — i Monti Tuscolani e l’Artemisio — racchiude una conca di circa 8 chilometri, dentro la quale è cresciuto un vulcano più giovane. E quello specchio d’acqua scuro non è un lago qualunque: è un cratere riempito d’acqua.
Lago Albano da Monte Cavo · foto Deblu68 · pubblico dominio (Wikimedia Commons)
I Castelli
visti dall'orbita
Vista da 400 chilometri, la forma del vulcano si legge bene: il Lago Albano nell’antico cratere, i paesi costruiti sui versanti e, tutt’intorno, l’anello dei monti che è l’orlo della caldera.
Su questo vulcano vivono oggi centinaia di migliaia di persone. Conoscerne la forma — e la storia — è il primo passo per conviverci in sicurezza.
NASA · Stazione Spaziale Internazionale · pubblico dominio
Esplora il vulcano dall'alto
Tocca i cinque punti per riconoscere le parti del vulcano. (Immagine: dati Copernicus Sentinel-2 / ESA, CC BY.)
In pausa,
non addormentato per sempre
Un vulcano spento ha chiuso per sempre. Uno quiescente è solo in pausa: l’ultima eruzione può essere lontana, ma il sistema profondo dà ancora segnali.
I Colli Albani sono del secondo tipo. Lo dicono i piccoli terremoti ricorrenti — alla fine di agosto 2020 l’INGV ne registrò una decina in poche ore, di magnitudo bassa (fino a circa 3.0) — e i lentissimi movimenti del suolo misurati dai satelliti. Per questo l’INGV lo sorveglia in continuo.
Monte Cavo · foto NikonZ7II · CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons)
Il pericolo
che non si vede
Per il nostro vulcano il pericolo attuale non è la lava, ma il gas. Dal suolo escono anidride carbonica (CO₂), idrogeno solforato e altri gas. La CO₂ è più pesante dell’aria, incolore e inodore: può accumularsi in cantine, pozzi e zone depresse, dove diventa pericolosa.
Il monitoraggio dell’INGV nacque nel 2000, dopo una moria di animali a Cava dei Selci. Onestà doverosa: i principali punti di emanazione documentati — Cava dei Selci, Santa Maria delle Mole, Marino, Frattocchie, Ciampino, Tor Caldara — sono sul versante nord del distretto, non a Genzano. Il fenomeno appartiene al nostro vulcano; gli hotspot noti sono altrove.
Foto: Albarubescens · CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons)
La lezione di Pompei,
valida ancora oggi
Nel 79 d.C. il Vesuvio cancellò Pompei ed Ercolano: vi vivevano circa 16.000-20.000 persone; nelle ceneri sono stati ritrovati i resti di circa 1.500 vittime, ma il numero totale resta ignoto. L’ultima eruzione del Vesuvio è del 1944.
Oggi il piano di emergenza nazionale prevede una zona rossa di 25 Comuni e circa 700.000 abitanti, con scenario di riferimento un’eruzione simile a quella del 1631. La lezione è chiara: un vulcano quiescente non è un vulcano morto, ma un vulcano che si pianifica.
Foto: Lancevortex · CC BY-SA 3.0 (Wikimedia Commons)
La terra
che respira
Ai Campi Flegrei, vicino a Napoli, dal 2005 il suolo si solleva: è il bradisismo. A fine marzo 2026 il sollevamento massimo a Pozzuoli aveva toccato circa 163,5 cm (dato in continuo aggiornamento). La terra trema in sciami: dal M4.2 del settembre 2023 fino al M4.6 del 30 giugno 2025.
È una delle caldere più sorvegliate al mondo dall’INGV. Anche i Colli Albani sono una caldera: il “respiro” flegreo mostra come la scienza misura, giorno per giorno, un gigante inquieto.
Foto: yiftah-s · CC BY-SA 3.0 (Wikimedia Commons)
Il gigante
sempre sveglio
Non tutti i vulcani dormono. L’Etna, alto circa 3.357 metri, è il vulcano attivo più alto d’Europa, patrimonio UNESCO dal 2013 e tra i più attivi al mondo. Nel 2025 ha avuto episodi a febbraio, giugno (una colonna di cenere alta circa 6,5 km) e agosto.
È monitorato 24 ore su 24 dall’INGV-Osservatorio Etneo di Catania. È l’esempio opposto al nostro: come la scienza convive con un vulcano in eruzione quasi continua.
Foto: Vincenzo Miconi · CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons)
Quando il cielo
si è fermato
Un vulcano islandese dal nome impronunciabile, l’Eyjafjallajökull, eruttando il 14 aprile 2010 produsse una nube di cenere fine che paralizzò i cieli d’Europa. Dal 15 al 23 aprile circa 20 Paesi chiusero lo spazio aereo: oltre 100.000 voli cancellati in 8 giorni e circa 10 milioni di passeggeri a terra.
Fu la più grande interruzione del traffico aereo dalla Seconda guerra mondiale. La prova che un’eruzione lontana può toccare anche chi vive a Genzano: i vulcani sono un fenomeno globale.
Foto: Boaworm · CC BY 3.0 (Wikimedia Commons)
Quando un vulcano
cambia il clima
Le grandi eruzioni possono raffreddare il pianeta. Il Pinatubo (Filippine, 1991) immise circa 17 milioni di tonnellate di anidride solforosa nella stratosfera: la temperatura media globale scese di circa 0,5 °C per due anni. Causò circa 800 vittime e oltre 2 milioni di sfollati.
Ancora più potente fu il Tambora (Indonesia, 1815), la più grande eruzione documentata: oltre 70.000 morti e un calo di 0,4-0,7 °C che rese il 1816 l’“anno senza estate”, con raccolti falliti in mezzo mondo.
Foto: U.S. Geological Survey (R. P. Hoblitt) · pubblico dominio (Wikimedia Commons)
Convivere con un vulcano: conoscere, non temere
Il Vulcano Laziale è quiescente: nessuna eruzione imminente, ma un territorio da conoscere. La scala VEI misura l’esplosività delle eruzioni, da 0 a 8; ogni gradino vale circa dieci volte più materiale.
Cosa fare a casa nostra: informarsi solo sulle fonti ufficiali (INGV, Protezione Civile); ricordare che in cantine, pozzi e locali bassi vicino a manifestazioni gassose la CO₂ può accumularsi; non sottovalutare un malore in ambienti chiusi. La sorveglianza la fa l’INGV; l’autoprotezione spetta a ciascuno di noi. In emergenza, ovunque, chiama il 112.
Fonti e crediti
- Immagini: Genzano sul Lago di Nemi e Lago Albano da Monte Cavo (foto Deblu68, pubblico dominio) · Colli Albani dalla Stazione Spaziale (NASA, pubblico dominio) · vista satellitare della caldera (dati Copernicus Sentinel-2 / ESA, CC BY) · Monte Cavo (foto NikonZ7II, CC BY-SA 4.0) · gas a Tor Caldara (foto Albarubescens, CC BY-SA 4.0) · calchi di Pompei (foto Lancevortex, CC BY-SA 3.0) · Solfatara di Pozzuoli (foto yiftah-s, CC BY-SA 3.0) · Etna in eruzione (foto Vincenzo Miconi, CC BY-SA 4.0) · Eyjafjallajökull 2010 (foto Boaworm, CC BY 3.0) · Pinatubo 1991 (U.S. Geological Survey, R. P. Hoblitt, pubblico dominio). Via Wikimedia Commons.
- Fonti scientifiche: INGV — Sorveglianza vulcani Colli Albani · Dipartimento della Protezione Civile — Colli Albani · DPC — Vesuvio · DPC — Campi Flegrei · INGV — Osservatorio Etneo.
- Sul nostro sito: La terra che respira: i Campi Flegrei · Il lago che si abbassò · Il radon, il nemico invisibile · I rischi di casa nostra · Il vulcano dei Colli Albani spiegato · Rischio vulcanico: cosa fare · Cruscotto del territorio.
- Dossier a cura del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma. Questa è una guida divulgativa: in emergenza il riferimento è sempre il 112.
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