Le aree di attesa, i cartelli, i tombini, il defibrillatore sotto casa: le cose del Piano di emergenza si imparano meglio camminandoci davanti. Questa pagina accompagna un’uscita sul territorio di una classe, di un gruppo scout o di una famiglia: prima, in aula, con la carta; durante, con cinque stazioni e una scheda per ciascuna; dopo, con la mappa della classe da confrontare con quella del Comune. Si fa in una mattinata, nel raggio di un chilometro dalla scuola, a piedi.

È un'uscita didattica, con le sue regole. Autorizzazioni, accompagnatori e assicurazione sono quelli della scuola o dell'associazione. Il giorno prima e la mattina stessa si controlla il bollettino di allerta: con allerta arancione o rossa, o con temporali previsti, l'uscita si rimanda. Si cammina sul marciapiede, in fila, con un adulto in testa e uno in coda; non si attraversa fuori dalle strisce e non si entra nelle aree del Piano se sono occupate da auto in movimento. La scuola può chiedere al Gruppo, per tempo, se qualche volontario può partecipare (Contatti): la richiesta viene valutata di volta in volta; i volontari accompagnano e informano, non regolano il traffico né gli attraversamenti.

Prima: in aula, con la carta

Tempo: un’ora. L’obiettivo è che ogni alunno sappia già che cosa andrà a cercare.

  1. Aprite la cartografia del Piano sulla lavagna interattiva e trovate la scuola. Poi le aree di attesa più vicine: ce ne sono dieci in tutto il Comune, ognuna con un codice da AA1 ad AA10 (l’elenco con gli indirizzi). Scegliete quella da raggiungere a piedi.
  2. Imparate i cartelli. Il cartello dell’area di attesa del Comune è lo stesso in tutte le aree, con il codice e il nome; i segnali di sicurezza internazionali (uscita di emergenza, punto di raccolta, estintore, idrante, defibrillatore) sono nella libreria dei pittogrammi ISO 7010. Gioco veloce: il docente mostra un segnale, la classe dice che cosa indica.
  3. Tracciate il percorso sulla carta: strade, attraversamenti, il punto più alto e il punto più basso del tragitto (serve per la stazione dell’acqua).
  4. Compilate la scheda di uscita (sotto) e stampate le cinque schede delle stazioni; dividete la classe in cinque gruppi, uno per stazione, con un ruolo a testa: chi legge la carta, chi fotografa o disegna, chi scrive, chi conta i passi, chi fa le domande ai passanti con l’adulto.
  5. Ripassate la regola del 112: dove siamo, che cosa è successo, quante persone. Durante l’uscita il 112 si chiama solo se serve davvero.
Scheda di uscita, da compilare prima e tenere con l'adulto in testa alla fila
VoceDa scrivere
Data, orario di partenza e di rientro
Classe o gruppo, numero di partecipanti, accompagnatori
Percorso (vie e attraversamenti)
Area di attesa scelta (codice, nome, indirizzo)
Bollettino di allerta del giorno (livello per la Zona F)
Telefono della scuola o del responsabile del gruppo
Alunni con esigenze particolari e chi li accompagna
In emergenza: 112Dire dove siamo, che cosa è successo, quanti siamo

Durante: cinque stazioni

A ogni stazione il gruppo responsabile guida gli altri: legge la consegna, fa osservare, raccoglie le risposte sulla sua scheda. Dieci minuti a stazione.

Stazione 1 — Il cartello dell’area di attesa

Davanti al cartello dell’area scelta: che cosa c’è scritto? Qual è il codice? Perché l’area è proprio qui (spazio aperto, lontano da edifici alti, raggiungibile a piedi)? Si disegna o si fotografa il cartello, si conta quante persone potrebbero starci, si misura a passi il tempo dalla scuola. Domanda per tutti: da casa tua, quale area è la più vicina?

Stazione 2 — Dove va l’acqua

Nel punto più basso del percorso: dove va l’acqua quando piove forte? Si cercano i tombini e le caditoie (sono liberi o coperti da foglie?), la pendenza della strada, i sottopassi o le zone che la classe sa che si allagano. Si collega a ciò che dice la pagina Rischio idrogeologico: una strada allagata non si attraversa. Esperimento da fare in classe dopo: il tombino ostruito.

Stazione 3 — Il defibrillatore più vicino

Dove sta il defibrillatore automatico esterno (DAE) più vicino al percorso? Si trova sulla pagina del defibrillatore e sulla cartografia. Davanti alla teca: è segnalata? C’è scritto come si apre? È visibile e raggiungibile a qualsiasi ora? Chi può usarlo? (Chiunque, guidato dalla voce dell’apparecchio, dopo aver chiamato il 112.) Non si apre la teca: si guarda e si segna sulla carta.

Stazione 4 — I segnali di sicurezza

Lungo la strada e all’ingresso di un edificio pubblico (la scuola stessa, il municipio, la biblioteca): quanti segnali di sicurezza si vedono? Uscite di emergenza, estintori, idranti a muro, punto di raccolta. Si fotografano o si disegnano e si confrontano con i pittogrammi ISO 7010 visti in aula. Domanda: un segnale che manca o che non si legge: dove lo metteresti?

Stazione 5 — Dove andrei se…

In un punto qualsiasi del percorso, a sorpresa, il docente dice uno scenario: una scossa adesso, fumo da quel palazzo, un temporale fra dieci minuti. Ogni gruppo indica con la mano dove andrebbe e perché, poi si confronta con i comportamenti delle pagine del sito: terremoto (lontano da edifici, alberi, lampioni; poi l’area di attesa), incendio (allontanarsi in direzione opposta a quella del fumo e del fuoco, chiamare il 112), temporale (un edificio solido, non un albero).

Dopo: la mappa della classe

Tempo: un’ora, nei giorni successivi.

  • Ogni gruppo riporta la sua stazione sulla mappa cieca del quartiere o su una carta stampata dalla cartografia: area di attesa, tombini, DAE, segnali, punti «dove andrei se».
  • Si confronta la mappa della classe con quella del Comune: che cosa c’è su entrambe, che cosa la classe ha visto e il Piano non segna (un tombino sempre pieno di foglie, un cartello sbiadito), che cosa il Piano segna e la classe non ha trovato.
  • Le osservazioni utili (un cartello illeggibile, una caditoia ostruita) si scrivono in una lettera breve al Comune o al Gruppo dalla pagina Contatti: è il modo in cui l’uscita diventa un contributo al territorio. Per i pericoli immediati, invece, si chiama il 112 subito.
  • Si chiude con la domanda di tutti i percorsi: che cosa raccontiamo a casa? Ogni alunno scrive la propria area di attesa sulla scheda da frigorifero da portare in famiglia.

Adattamenti

  • Infanzia e prime classi: una sola stazione (il cartello dell’area di attesa) e il gioco «dove andrei se», preparato con la storia Quando la terra fa solletico e con le filastrocche della sicurezza; la stazione a sorpresa si annuncia come un gioco.
  • Secondaria: si aggiungono le misure (distanze, tempi, pendenze) e il confronto con i dati del laboratorio di dati reali; la lettera al Comune diventa una relazione tecnica.
  • Alunni con disabilità motoria o sensoriale: il percorso si sceglie senza gradini e con attraversamenti semaforizzati; un compagno di fila resta accanto; alla stazione 5 si ragiona anche su chi mi aiuta e come. Vedi Persone con necessità specifiche.
  • Altri bisogni educativi speciali: consegne brevi lette a voce, una stazione per volta, schede con pittogrammi per chi comunica per immagini; il ruolo nel gruppo si sceglie con l’alunno, secondo il piano didattico personalizzato.
  • Famiglie e scout: le stesse stazioni funzionano in un pomeriggio; la scheda di uscita la compila l’adulto responsabile.

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