Capire un rischio è il primo passo per affrontarlo senza paura. Questi esperimenti e attività spiegano in modo concreto come funzionano terremoti, vulcani, frane, alluvioni, incendi, maremoti, caldo, neve, temporali e i rischi legati all’attività dell’uomo, e come ci si prepara. Si fanno a scuola o a casa, con materiali che hai già, in pochi minuti. Per ognuno indichiamo l’età consigliata, i materiali, come si fa e — soprattutto — cosa si impara e perché conta per la protezione civile.

Sempre con un adulto. Le attività vanno fatte sotto la guida di un adulto. Quelle che usano fuoco, acqua, ghiaccio o oggetti appuntiti sono indicate solo per le età maggiori e richiedono attenzione. Non lasciare mai bambini piccoli da soli con fiammiferi, candele o stuzzicadenti.

Legenda dell’età consigliata: 🟢 Infanzia (3-6 anni) · 🔵 Primaria (6-11 anni) · 🟠 Ragazzi (11 anni in su). Molte attività si adattano a più fasce: cambia la profondità della spiegazione, non il gioco.

📄 Versione stampabile per la classe. Tutte queste attività sono disponibili anche come schede A4 da stampare: un esperimento per foglio, con materiali, procedura, cosa si impara, sicurezza e uno spazio «Cosa ho osservato». Puoi stampare tutto o solo le pagine che ti servono.

Terremoti e vulcani

1. Vulcano lento o vulcano esplosivo? 🔵🟠

Confronto schematico fra due bicchieri: nel liquido più fluido le bolle salgono più facilmente; nella miscela più densa possono restare intrappolate.
Il modello mostra l’effetto della viscosità sul movimento delle bolle: non riproduce una vera eruzione.

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Materiali: due bicchieri, una cannuccia, acqua, purè di patate denso (o ketchup). Come si fa: nel primo bicchiere metti l’acqua, nel secondo il purè denso. Soffia piano con la cannuccia in entrambi. Cosa si impara: nell’acqua (magma fluido) l’aria esce facilmente e in modo tranquillo; nel purè (magma vischioso) l’aria fa fatica, si accumula e poi “scoppia” schizzando. Attenzione a non confondere due cose diverse: la viscosità dice quanta fatica fa il magma a scorrere, la densità quanto pesa a parità di volume. E il soffio della cannuccia sta per i gas disciolti nel magma: in un magma fluido escono man mano, in uno vischioso restano intrappolati finché la pressione li fa esplodere. Sono i gas a rendere esplosiva un’eruzione; la viscosità decide se riescono a uscire (USGS). In chiave protezione civile: vulcani diversi si monitorano in modo diverso, e le vie di evacuazione cambiano in base al tipo di rischio. Approfondisci con Il vulcanismo dei Colli Albani.

2. Il terremoto di gelatina 🔵🟠

Confronto di due torrette identiche di marshmallow e stuzzicadenti, una su base rigida e una su gelatina. Una doppia freccia segnala oscillazioni possibili differenti.
Il tipo di terreno può modificare le oscillazioni. Il modello non permette di stabilire se un edificio reale sia sicuro.

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Materiali: una teglia di gelatina solida e ben compatta, stuzzicadenti, marshmallow (o cubetti di formaggio). Come si fa: costruisci due torrette identiche. Appoggiane una sulla gelatina e l’altra accanto, sul fondo rigido della teglia o su un tagliere. Scuoti delicatamente sempre allo stesso modo, simulando le onde sismiche (ondulatorie, di lato, e sussultorie, dall’alto in basso), e guarda quale oscilla di più. Poi rifai la prova con due torri di altezza diversa, tutte e due sulla gelatina. Cosa si impara: il confronto mostra due cose diverse. La stessa torre oscilla molto di più sulla gelatina che sul fondo rigido: è il terreno molle che amplifica le scosse, e per questo la stessa scossa fa danni diversi in punti vicini. Fra due torri sulla stessa gelatina, poi, quella alta e stretta si muove più di quella bassa e larga. Questo non significa che una casa bassa sia sempre più sicura di una casa alta: conta come è costruita — fondazioni, materiali, collegamenti — non l’altezza da sola. In chiave protezione civile: il terremoto non si può impedire, ma si possono costruire e rinforzare case capaci di reggerlo. È il principio della prevenzione edilizia e dell’edilizia antisismica. Vedi Il rischio sismico in Italia.

3. Quando il terreno perde sostegno 🟠

Due vaschette con sabbia: a sinistra asciutta e biglia in superficie, a destra sabbia satura d'acqua con biglia che può scendere in caso di vibrazioni.
La dimostrazione serve a visualizzare un possibile comportamento della sabbia satura; l’esito dipende dal materiale e dall’intensità delle vibrazioni.

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La domanda: Come fa un terreno solido a comportarsi come un liquido durante un terremoto? Materiali: Due contenitori trasparenti uguali, sabbia fine, acqua, due oggetti pesanti piccoli e uguali (due biglie di vetro o due dadi da brodo), un tavolo su cui battere. Come si fa: (1) Riempi il primo contenitore di sabbia asciutta e appoggia una biglia sulla superficie. (2) Riempi il secondo con la stessa sabbia e aggiungi acqua fino a bagnarla tutta, senza che resti uno strato d’acqua sopra; appoggia l’altra biglia. (3) Batti le mani sul tavolo vicino ai due contenitori, allo stesso modo per dieci secondi. (4) Guarda le due biglie: nella sabbia satura la biglia affonda, in quella asciutta resta dov’è. Cosa si cambia: Solo l’acqua nella sabbia: stessa sabbia, stessa biglia, stesse vibrazioni. Che cosa aspettarsi: Nella sabbia satura la biglia sprofonda e la superficie diventa lucida; nella sabbia asciutta non succede quasi nulla. Cosa si impara: In un terreno sabbioso pieno d’acqua le vibrazioni fanno perdere il contatto fra i granelli: per qualche secondo il terreno si comporta come un liquido e non sostiene più quello che ci sta sopra. Si chiama liquefazione, e l’acqua nel terreno è la condizione che la rende possibile. Dove il modello si ferma: Qui le vibrazioni durano pochi secondi e la scala è quella di una bacinella: in un terremoto vero il fenomeno riguarda strati di terreno profondi diversi metri e coinvolge le fondazioni degli edifici. In chiave protezione civile: Per questo la carta della pericolosità sismica locale guarda anche che terreno c’è sotto, non solo quanto forte può essere la scossa: lo stesso terremoto fa danni diversi su roccia e su sabbia satura. Vedi Il rischio sismico Rischio sismico: cosa fare. Sicurezza: Si batte sul tavolo, non sui contenitori. Asciuga subito l’acqua versata: il pavimento bagnato scivola.

4. Costruiamo un sismografo 🔵🟠

Scatola in cartone tagliata per mostrare un bicchiere zavorrato sospeso a uno spago, con pennarello che sfiora un nastro di carta; a lato tracciato ondulato.
Il pennarello registra lo spostamento relativo tra scatola e peso sospeso. Un sismografo registra movimenti, ma non prevede i terremoti.

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La domanda: Come si fa a registrare un movimento che dura pochi secondi? Materiali: Una scatola di cartone robusta, un bicchiere di plastica, dello spago, un pennarello a punta fine, qualche sasso o monete, una striscia di carta lunga (va bene un rotolo da cassa). Come si fa: (1) Ritaglia una finestra sul lato della scatola e fai passare la striscia di carta da parte a parte, così puoi tirarla piano. (2) Buca il fondo del bicchiere, infilaci il pennarello con la punta che sfiora la carta e riempilo di sassi. (3) Appendi il bicchiere allo spago al centro della scatola: deve restare fermo e sospeso, sfiorando la carta. (4) Uno tira la striscia piano e sempre uguale, un altro scuote la scatola: prima poco, poi forte, poi di nuovo poco. Cosa si cambia: Quanto forte si scuote la scatola. La velocità con cui si tira la carta resta la stessa. Che cosa aspettarsi: Sulla carta compare una linea quasi dritta quando la scatola è ferma, e zig-zag tanto più ampi quanto più forte si scuote. Cosa si impara: Il pennarello resta fermo per inerzia mentre il foglio si muove con la terra: così si registra un terremoto. Il tracciato dice quanto e per quanto ha tremato: racconta un terremoto già avvenuto. Nessuno strumento prevede quando arriverà il prossimo. Dove il modello si ferma: Un sismografo vero registra frazioni di millimetro in tre direzioni; questo vede solo gli scossoni grossi, in un verso solo. In chiave protezione civile: L’INGV registra così i terremoti italiani e li pubblica in pochi minuti: li trovi nel cruscotto del sito, scheda «Terremoti». Vedi Cruscotto del territorio Il rischio sismico. Sicurezza: Il buco nel bicchiere lo fa un adulto. La scatola si scuote appoggiata al tavolo, non sollevata.

5. Il ritmo che fa oscillare una torre 🟠

La domanda: Perché in uno stesso terremoto un palazzo oscilla moltissimo e quello accanto quasi niente? Materiali: Un cartoncino rigido come base, tre cannucce o listelli flessibili di altezza diversa (10, 20 e 30 cm), pongo o nastro biadesivo, tre gommini uguali da mettere in cima. Come si fa: (1) Fissa le tre cannucce in piedi sulla base con il pongo e metti un gommino in cima a ciascuna: sono tre edifici di altezza diversa. (2) Muovi la base avanti e indietro molto lentamente, con un ritmo regolare: guarda quale torre oscilla di più. (3) Aumenta un po’ il ritmo, sempre regolare, e guarda di nuovo. Poi vai veloce. (4) Per ogni ritmo segna quale torre si muove di più. Cosa si cambia: Solo la frequenza con cui muovi la base: l’ampiezza del movimento resta la stessa. Che cosa aspettarsi: Ogni torre ha il suo ritmo: la più alta risponde ai movimenti lenti, la più bassa a quelli veloci. Al ritmo giusto una torre oscilla moltissimo mentre le altre due restano quasi ferme. Cosa si impara: Ogni struttura ha una frequenza propria. Quando il terreno si muove con quel ritmo, le oscillazioni si sommano invece di annullarsi: è la risonanza. Non esiste quindi un’altezza «sicura»: dipende da come il ritmo dell’edificio incontra il ritmo del terremoto. Dove il modello si ferma: Un edificio vero ha molte frequenze proprie, non una sola, e la sua risposta dipende da materiali, fondazioni e collegamenti fra le parti. In chiave protezione civile: È il motivo per cui la normativa antisismica fa calcolare il comportamento dinamico dell’edificio, non solo la sua resistenza a spinta ferma. Vedi Rischio sismico: cosa fare.

Frane, alluvioni e maremoti

6. La spugna e il fango 🔵🟠

Due prove con la stessa spugna inclinata e un po' di terra: a sinistra poche gocce vengono assorbite, a destra troppa acqua fa scorrere via una parte della terra nel piatto.
Con poca acqua la spugna assorbe; quando è piena, l’acqua in eccesso può scorrere trascinando particelle di terra. È un modello semplificato, non una previsione di frana.

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Materiali: una spugna da cucina asciutta, un piatto, acqua, un po’ di terra o sabbia. Come si fa: appoggia la spugna inclinata sul piatto e mettici sopra un po’ di terra. Versa l’acqua prima goccia a goccia, poi tutta insieme. Cosa si impara: all’inizio la spugna assorbe; quando è satura non ce la fa più e l’acqua scorre via in fretta, trascinando la terra. Il terreno ha un limite di assorbimento: quando piove troppo e troppo in fretta, cede e può franare. In chiave protezione civile: spiega perché esistono i livelli di allerta meteo (gialla, arancione, rossa) legati alla pioggia attesa. Vedi Il rischio idrogeologico e le Allerte meteo.

7. Le radici che tengono la terra 🔵🟠

Confronto di due pendii: uno coperto di vegetazione con radici, l'altro con terreno nudo soggetto a maggiore erosione durante la pioggia.
Le radici possono limitare l’erosione del terreno superficiale. Non possono impedire tutte le frane.

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Materiali: due vaschette inclinate; in una solo terra nuda, nell’altra terra con una zolla di erba vera (con radici); due bottiglie con il tappo forato (per fare “pioggia”). Come si fa: fai “piovere” con forza su entrambe e osserva l’acqua che esce dal fondo. Cosa si impara: dalla terra nuda esce acqua marrone e si formano solchi (erosione); dalla terra con l’erba esce acqua più pulita e il terreno resta fermo. Le radici trattengono il suolo. In chiave protezione civile: spiega perché disboscare o cementificare aumenta il rischio di frane e alluvioni. Il verde è una difesa del territorio.

8. Città di asfalto, città di prato 🔵🟠

La pioggia si infiltra in parte sotto un prato; su una strada asfaltata scorre soprattutto verso una caditoia.
Il terreno permeabile lascia infiltrare parte dell’acqua; le superfici impermeabili favoriscono il deflusso superficiale. Il modello è semplificato.

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Materiali: due vassoi; su uno della terra o un panno spugnoso, sull’altro un foglio di plastica liscio (l’“asfalto”); una bottiglia d’acqua. Come si fa: inclina entrambi sopra un lavandino e versa la stessa acqua. Cronometra quanto impiega a scorrere via. Cosa si impara: sul terreno l’acqua si infiltra lentamente; sulla superficie liscia scorre tutta e subito. Più una città è coperta di asfalto e cemento (consumo di suolo), più l’acqua corre verso fognature e fossi, che si sovraccaricano. In chiave protezione civile: è il motivo per cui gli allagamenti urbani colpiscono anche zone lontane dai fiumi.

9. Quanta pioggia è caduta? 🔵🟠

Sezione di un semplice pluviometro: la pioggia entra nell'imbuto e viene raccolta in una bottiglia trasparente, dove se ne legge il livello con una scala graduata.
Misura la pioggia: una scala in millimetri va calibrata in base all’area dell’imbuto; un semplice righello indica soltanto l’altezza dell’acqua.

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La domanda: Quando il bollettino dice «50 millimetri di pioggia», quanta acqua è caduta davvero? Materiali: Una bottiglia di plastica trasparente da 1,5 litri, forbici, un righello, nastro adesivo, un pennarello indelebile, qualche sasso. Come si fa: (1) Un adulto taglia la bottiglia all’altezza della spalla: sotto è il bicchiere, la parte di sopra capovolta fa da imbuto. (2) Metti i sassi sul fondo perché non voli via, incastra l’imbuto e fissa il righello all’esterno, scegliendo un livello di riferimento leggibile. La scala in millimetri di pioggia deve essere calibrata in base alla superficie di raccolta dell’imbuto: un normale righello misura soltanto l’altezza dell’acqua nel recipiente. (3) Riempi d’acqua fino allo zero: è il livello di partenza, perché il fondo della bottiglia non è piatto davvero. (4) Mettilo all’aperto lontano da muri e alberi. Ogni giorno alla stessa ora, quando il tempo lo consente, leggi il livello dell’acqua; riporta i millimetri di pioggia solo se hai tarato lo strumento, poi riportalo al livello iniziale. Cosa si cambia: Solo la giornata: posizione, ora della lettura e livello di partenza restano uguali. Che cosa aspettarsi: In una pioggia normale salgono pochi millimetri; in un temporale forte anche 20-30 in poche ore. Cosa si impara: Un millimetro di pioggia è un litro d’acqua per ogni metro quadrato. Il numero del bollettino è una previsione, il tuo è una misura: confrontarli fa capire la differenza. Dove il modello si ferma: Misuri un punto solo: un temporale può scaricare il doppio a trecento metri. Per questo il Centro Funzionale usa una rete di stazioni e il radar. In chiave protezione civile: I livelli di allerta nascono dalla pioggia attesa su un’intera zona. Sul sito: «Allerte meteo» e «Laboratorio meteo», per confrontare le tue misure con le serie storiche. Vedi Allerte meteo Laboratorio meteo. Sicurezza: Il taglio lo fa un adulto. Non si esce a leggere durante il temporale: si aspetta che passi.

10. L’onda di maremoto 🔵🟠

Sezione del mare: al largo l'acqua è profonda e un'imbarcazione galleggia sopra un'onda bassa; avvicinandosi alla costa il fondale sale e l'onda cresce; una persona sulla terraferma si allontana verso un punto alto.
Le onde di maremoto possono crescere quando raggiungono acque poco profonde. Se sulla costa avverti una forte scossa o osservi un ritiro anomalo del mare, allontanati subito verso una zona elevata.

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Materiali: una vaschetta lunga (o una teglia) con un po’ d’acqua, un libretto o una paletta. Come si fa: metti un libro sotto un’estremità della vaschetta. Da quella parte il fondo si alza e l’acqua è bassa: è la spiaggia. All’estremità opposta l’acqua resta profonda: è il mare aperto. Dal lato profondo dai una spinta decisa all’acqua con la paletta, verso la spiaggia, e guarda l’onda correre verso il lato rialzato. Cosa si impara: l’onda nasce da uno spostamento improvviso di tanta acqua (un terremoto sottomarino, una frana, un’eruzione). Dove il mare è profondo corre veloce ed è bassa, tanto che una barca al largo quasi non la sente; quando il fondale si alza verso riva rallenta e l’acqua si accumula in altezza. Non è l’onda del vento, che muove solo la superficie: qui si muove tutta la colonna d’acqua, dal fondo alla superficie, e per questo ha molta più forza. In chiave protezione civile: se al mare senti un forte terremoto o vedi il mare ritirarsi all’improvviso, allontanati subito verso un punto alto. Vedi Il rischio da maremoto.

11. Il tombino ostruito 🔵🟠

Tre prove da tavolo con bottiglia d'acqua, colino e contenitore: nella prima la griglia è libera, nella seconda è parzialmente coperta da foglie e nella terza è quasi ostruita, con sempre più acqua che rimane sopra.
Osserva la differenza fra griglia libera, parzialmente coperta e quasi chiusa. Ripeti la prova usando la stessa quantità d’acqua e lo stesso modo di versarla. L’esperimento si fa sul tavolo, mai in strada.

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La domanda: Perché una strada si allaga anche quando i tombini ci sono? Materiali: Una bacinella, un colino o una retina, una bottiglia d’acqua, foglie secche (o pezzetti di carta), un cronometro. Come si fa: (1) Appoggia il colino sopra un contenitore vuoto: è il tombino, il contenitore è la fognatura. (2) Versa un litro d’acqua a velocità costante e conta i secondi che impiega a scendere tutta. (3) Ora copri metà del colino con le foglie e ripeti versando allo stesso modo, contando di nuovo i secondi. (4) Coprilo quasi del tutto e ripeti una terza volta. Segna i tre tempi e guarda quanta acqua resta sopra. Cosa si cambia: Solo quante foglie coprono la griglia. Che cosa aspettarsi: Col colino libero l’acqua scende quasi subito; con la griglia mezza coperta ci mette molto di più e si forma un ristagno; quasi chiusa, l’acqua resta quasi tutta sopra. Cosa si impara: Il tombino non è un buco che ingoia tutto: ha una portata, cioè una quantità massima d’acqua che può far passare in un secondo. Le foglie di un temporale autunnale la riducono di colpo, e l’acqua che non scende si ferma in strada. Dove il modello si ferma: Nella realtà conta anche quanto è piena la fognatura più a valle: un tombino pulito non serve a niente se il collettore è già al massimo. In chiave protezione civile: È il motivo per cui la pulizia delle caditoie prima della stagione delle piogge è prevenzione vera. Segnalare un tombino ostruito al Comune è un gesto utile. Vedi Il rischio idrogeologico Rischio idrogeologico: cosa fare. Sicurezza: Si lavora sopra un lavandino o all’aperto. Non avvicinarsi ai tombini veri, tanto meno quando piove.

12. L’acqua risale da sola 🟢🔵

La domanda: L’acqua può andare verso l’alto senza che nessuno la spinga? Materiali: Due bicchieri, acqua, colorante alimentare o succo scuro, una striscia di carta assorbente, una di stoffa e una di carta plastificata. Come si fa: (1) Colora l’acqua e mettine un dito in un bicchiere. (2) Appoggia nel bicchiere la striscia di carta assorbente, tenendola dritta, e guardala per due minuti. (3) Ripeti con la stoffa e con la carta plastificata, sempre due minuti. (4) Confronta fin dove è salita l’acqua nei tre materiali e segna il livello con una matita. Cosa si cambia: Solo il materiale della striscia. Che cosa aspettarsi: Nella carta assorbente l’acqua sale di parecchi centimetri, nella stoffa un po’ meno, nella carta plastificata quasi per niente. Cosa si impara: Dentro i materiali porosi ci sono tanti canaletti sottilissimi, e l’acqua ci sale dentro da sola: si chiama capillarità. Succede anche nel terreno e nei muri. Dove il modello si ferma: Nel muro di una casa allagata l’acqua sale più piano e molto più in alto di così, e porta con sé sali che restano anche quando è asciugato. In chiave protezione civile: È la ragione per cui dopo un allagamento i muri restano umidi per settimane e gli intonaci vanno rifatti: l’acqua non se ne va solo perché il pavimento è asciutto. Vedi Rischio idrogeologico: cosa fare.

Incendi boschivi

13. Il triangolo del fuoco 🔵🟠

Materiali: una candelina, un barattolo di vetro, un piattino. Solo con un adulto — c’è una fiamma. Come si fa: l’adulto accende la candelina sul piattino e la copre con il barattolo capovolto. Osservate cosa succede dopo pochi secondi. Cosa si impara: la fiamma si indebolisce e si spegne perché dentro il barattolo l’ossigeno scende sotto il livello che serve per bruciare — non finisce del tutto, ne resta ancora parecchio. Per bruciare, il fuoco ha bisogno di tre cose insieme — il triangolo del fuoco: combustibile (il materiale che brucia), comburente (l’ossigeno) e una fonte di calore. Se ne togli una, il fuoco si spegne. In chiave protezione civile: è il principio dello spegnimento. Le linee tagliafuoco tolgono il combustibile; l’acqua toglie il calore. Vedi Il rischio da incendi boschivi. Sicurezza: sconsigliata all’infanzia. Mai lasciare la fiamma incustodita; tenere lontani capelli, maniche e carta.

Il triangolo della combustione raffigura i tre elementi che sostengono una fiamma: combustibile, comburente e calore.
I tre elementi del fuoco. Nel barattolo l’ossigeno, cioè il comburente, scende troppo e la fiamma si spegne.

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14. Il bosco di tessere 🟢🔵

La domanda: Perché a volte un incendio si ferma da solo e a volte no? Materiali: Una scatola di tessere del domino (o tessere di cartoncino che stiano in piedi). Come si fa: (1) Metti le tessere in fila, una vicinissima all’altra, e falle cadere: è un bosco fitto. (2) Rifai la fila allargando le distanze finché la caduta si ferma da sola. (3) Rimetti la fila fitta ma togli tre tessere in mezzo, lasciando un vuoto: prova di nuovo. (4) Prova a disegnare su un foglio dove metteresti i vuoti per proteggere una casa messa in fondo alla fila. Cosa si cambia: La distanza fra le tessere e dove si lascia il vuoto. Che cosa aspettarsi: La fila fitta cade tutta; oltre una certa distanza la caduta si ferma; il vuoto in mezzo la ferma sempre. Cosa si impara: Perché il fuoco avanzi serve altro materiale da bruciare a portata: se la vegetazione è continua avanza, se è interrotta si ferma. È un’analogia, non un modello del fuoco: le tessere non hanno vento, calore né pendenza. Dove il modello si ferma: In un incendio vero il fuoco può saltare le interruzioni con le faville portate dal vento, e sale in salita molto più in fretta che in piano: per questo le fasce tagliafuoco da sole non bastano. In chiave protezione civile: La pulizia del sottobosco e le fasce tagliafuoco servono proprio a togliere continuità al combustibile. È la parte «prevenzione» della campagna antincendio. Vedi Il rischio da incendi boschivi Rischio incendi: cosa fare.

Caldo, freddo, vento, temporali e siccità

15. Sole o ombra? Chiaro o scuro? 🟢🔵

Due campioni uguali sotto lo stesso sole, uno bianco e uno nero. Termometri illustrativi mostrano minore e maggiore riscaldamento; nessuna temperatura numerica è assegnata.
Confronta superfici identiche sotto lo stesso sole: i materiali scuri generalmente assorbono più luce. Il disegno non mostra temperature misurate.

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Materiali: due termometri (o uno solo, da spostare); un foglio bianco e uno nero; un posto al sole. Come si fa: al sole appoggia un termometro sotto il foglio nero e uno sotto il bianco; confronta dopo dieci minuti. Ripeti mettendo i due fogli all’ombra: la differenza quasi sparisce. Per misurare la temperatura dell’aria, invece, il termometro va tenuto all’ombra e ventilato. Cosa si impara: i colori scuri assorbono più luce del sole e si scaldano di più: è l’irraggiamento. Il termometro lasciato al sole misura quanto si è scaldato lui, non l’aria — per questo le stazioni meteo tengono i termometri all’ombra, dentro una casetta ventilata. In chiave protezione civile: sono le regole delle ondate di calore: stare all’ombra nelle ore calde, vestirsi leggeri e chiari, bere spesso. Vedi Ondate di calore.

16. Quale materiale conserva il calore? 🔵🟠

La domanda: Come si tiene fresca una casa quando fuori fa caldissimo? Materiali: Tre barattoli di vetro uguali con coperchio, acqua tiepida, un termometro, alluminio da cucina, un panno di lana o pile, un giornale. Come si fa: (1) Riempi i tre barattoli con la stessa quantità di acqua tiepida, misurata: la temperatura di partenza deve essere uguale per tutti. (2) Avvolgi il primo nell’alluminio, il secondo nella lana, il terzo nel giornale. Un quarto barattolo senza niente fa da confronto, se ne hai uno. (3) Mettili tutti nello stesso posto, lontano da sole e correnti. (4) Misura la temperatura di ciascuno dopo 10, 20 e 30 minuti e scrivi i numeri in tabella. Cosa si cambia: Solo il materiale che avvolge il barattolo. Che cosa aspettarsi: Tutti si raffreddano, ma a velocità diverse: quello nudo perde calore più in fretta, quelli avvolti lo trattengono più a lungo. Cosa si impara: Isolare non vuol dire «tenere caldo»: vuol dire rallentare il passaggio di calore, in tutte e due le direzioni. Lo stesso materiale che d’inverno tiene dentro il calore, d’estate lo tiene fuori. Dove il modello si ferma: Qui misuri un barattolo fermo in una stanza. In una casa contano anche il sole che entra dalle finestre, le persone, gli elettrodomestici e il ricambio d’aria. In chiave protezione civile: Nelle ondate di calore si chiudono persiane e tapparelle nelle ore calde e si arieggia la notte: è lo stesso principio, applicato alle stanze. Vedi Ondate di calore. Sicurezza: Acqua tiepida, non bollente: la riscalda un adulto e la versa lui nei barattoli.

17. Il sale che scioglie il ghiaccio 🔵🟠

Materiali: due cubetti di ghiaccio uguali, due piattini, un cucchiaino di sale. Come si fa: metti i due cubetti sui piattini; spargi il sale solo su uno. Aspetta e osserva quale si scioglie prima. Cosa si impara: il sale abbassa la temperatura a cui l’acqua ghiaccia, così il ghiaccio col sale si scioglie più in fretta. In chiave protezione civile: ecco perché d’inverno si sparge il sale sulle strade ghiacciate. Attenzione al ghiaccio nero, sottile e quasi invisibile: rende le strade scivolose. Vedi Il rischio da neve e gelo.

18. La forza del vento (la manica a vento) 🟢🔵

Confronto di due maniche a vento: quella poco gonfia indica vento debole, quella più distesa vento relativamente più intenso; frecce mostrano lo spostamento dell'aria.
La manica a vento indica la direzione verso cui l’aria scorre e dà una stima qualitativa dell’intensità: non misura i chilometri orari.

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Materiali: un sacchetto di plastica leggero o un calzino, un cerchio di cartoncino, dello spago, un bastoncino. Come si fa: fissa l’apertura del sacchetto al cerchio di cartoncino, lega lo spago e appendi la “manica a vento” all’aperto. Osserva come si gonfia e in che direzione punta. Cosa si impara: la manica mostra direzione e forza del vento. Più si alza in orizzontale, più il vento è forte. In chiave protezione civile: con il vento forte gli oggetti volano e gli alberi possono cadere. Vedi Cosa fare con il vento forte.

19. Quanto è lontano il temporale? 🔵🟠

Un bambino al riparo dietro la finestra di casa conta sulle dita i secondi fra lampo e tuono; il disegno mostra un temporale lontano e l'esempio nove secondi diviso tre, circa tre chilometri.
La luce del lampo arriva prima del suono del tuono. Il conteggio è soltanto una stima della distanza: al primo tuono resta al chiuso e attendi almeno trenta minuti dopo l’ultimo tuono prima di uscire.

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Materiali: solo gli occhi, le orecchie e un modo per contare (osservando da un luogo sicuro, al chiuso). Come si fa: con la registrazione di un temporale, o guardando dalla finestra di casa, conta i secondi fra il lampo e il tuono. Dividi per 3: ottieni più o meno la distanza del temporale in chilometri (la luce arriva subito, il suono molto più piano). Cosa si impara: se tra lampo e tuono passano pochi secondi, il temporale è vicino; se i secondi diminuiscono, si sta avvicinando. Il conteggio serve a questo, non a decidere se si è al sicuro: quando si sente il tuono il fulmine può già raggiungere chi ascolta, anche a diversi chilometri dal temporale (National Weather Service). In chiave protezione civile: al primo tuono si entra subito in un edificio o in un’auto chiusa, e ci si resta finché non sono passati 30 minuti dall’ultimo tuono. Lontano da alberi isolati e da specchi d’acqua. Vedi Cosa fare con i temporali intensi. Variante “mini fulmine” 🟢🔵: strofina un palloncino sui capelli o su un maglione di lana, poi avvicinalo a un dito al buio: senti il crepitio e vedi una scintilla. È l’elettricità statica, lo stesso principio (in piccolo) del fulmine.

20. L’acqua che sparisce (la siccità) 🟢🔵

Materiali: due piattini con la stessa quantità d’acqua, un pennarello per segnare il livello. Come si fa: metti un piattino al sole e uno all’ombra. Segna il livello e controlla dopo qualche ora e il giorno dopo. Cosa si impara: al sole e con il caldo l’acqua evapora più in fretta. Con poche piogge e tanto caldo, l’acqua disponibile diminuisce. In chiave protezione civile: è la siccità, un rischio lento. Risparmiare acqua (chiudere il rubinetto, segnalare le perdite) aiuta tutti. Vedi Il rischio da deficit idrico.

21. Le goccioline vengono dall’aria 🟢🔵

La domanda: Da dove arriva l’acqua sul bicchiere della bibita fredda? Materiali: Due bicchieri uguali, acqua fredda con ghiaccio, acqua a temperatura ambiente, un panno asciutto. Come si fa: (1) Riempi un bicchiere di acqua con ghiaccio e l’altro di acqua a temperatura ambiente. (2) Asciuga bene l’esterno di tutti e due, e falli vedere: sono asciutti. (3) Aspetta cinque minuti senza toccarli. (4) Guarda e tocca l’esterno dei due bicchieri: quello freddo è bagnato, l’altro no. Cosa si cambia: Solo la temperatura dell’acqua dentro il bicchiere. Che cosa aspettarsi: Sul bicchiere freddo si formano goccioline; su quello a temperatura ambiente no. Cosa si impara: Nell’aria c’è sempre acqua che non si vede, sotto forma di vapore. Quando l’aria tocca una superficie fredda si raffredda e non riesce più a tenerla tutta: il vapore diventa goccioline. L’acqua non è passata attraverso il vetro, viene dall’aria. Dove il modello si ferma: È lo stesso meccanismo delle nuvole e della nebbia, ma lì l’aria si raffredda salendo in quota o toccando il terreno freddo, non un bicchiere. In chiave protezione civile: Capire l’umidità serve a leggere le previsioni: nebbia, rugiada e brina nascono tutte da questo passaggio, e la nebbia è un rischio vero per chi guida, perché riduce la visibilità e allunga gli spazi di frenata. Vedi Le allerte meteo.

Rischi legati all’attività dell’uomo

22. Come si sparge una “nube” 🔵🟠

Materiali: un batuffolo con un po’ di caffè in polvere o scorza di limone. In classe sono da preferire al profumo, perché ci può essere chi ha asma o allergie: chiedilo prima. Variante senza odori: un diffusore di bolle di sapone, e si alza la mano quando arriva una bolla. Come si fa: mettiti in un angolo della stanza e apri il batuffolo profumato. I compagni, fermi in punti diversi, alzano la mano appena sentono l’odore. Cosa si impara: l’odore (come un gas) si diffonde nell’aria e si sposta con le correnti, raggiungendo prima chi è vicino e sottovento. Attenzione però: l’olfatto non misura la pericolosità dell’aria. Molti gas pericolosi non si sentono affatto — il monossido di carbonio non ha odore — e un odore forte non vuol dire per forza veleno. Non si annusa per capire se l’aria è respirabile: si seguono gli allarmi e le indicazioni delle autorità. In chiave protezione civile: in caso di nube tossica da un incidente industriale, spesso la cosa giusta non è scappare ma chiudersi in casa (riparo al chiuso: chiudere porte, finestre e aerazione) e seguire le indicazioni delle autorità. Vedi Il rischio chimico-industriale.

23. Caccia ai germi (il potere del sapone) 🟢🔵

Materiali: un piatto fondo con acqua, pepe macinato, un goccio di sapone per piatti. Come si fa: spargi il pepe sull’acqua. Tocca l’acqua con un dito pulito: il pepe resta dov’è. Ora bagna il dito nel sapone e toccala di nuovo: il pepe “scappa” verso i bordi. Cosa si impara: il pepe scappa perché il sapone abbassa la tensione superficiale dell’acqua: è questo che vedi, non il lavaggio dei germi. Le mani si puliscono per un altro motivo: il sapone stacca lo sporco e i microbi dalla pelle mentre le strofini, e l’acqua li porta via con il risciacquo (almeno venti secondi, dita e polsi compresi). Variante: prova con il glitter sulle mani, prima con la sola acqua, poi con il sapone (CDC). In chiave protezione civile: l’igiene è la prima difesa contro le epidemie: strofinare almeno venti secondi, dita e polsi compresi, poi risciacquare. Vedi Il rischio sanitario.

24. Acqua limpida significa potabile? 🔵🟠

La domanda: Se un’acqua è trasparente, vuol dire che si può bere? Materiali: Due bottiglie d’acqua del rubinetto, terra e foglioline per sporcare la prima, un cucchiaino di sale per la seconda, un imbuto, carta da filtro (o un tovagliolo di carta), due bicchieri trasparenti. Come si fa: (1) Prepara la prima bottiglia mescolando acqua e terra: è torbida e si vede. (2) Prepara la seconda sciogliendo bene il sale: resta trasparente come prima. (3) Filtra la prima con l’imbuto e la carta da filtro: guarda l’acqua che esce. (4) Filtra allo stesso modo la seconda: non si assaggia nessuna delle due, nemmeno questa. Confronta solo l’aspetto delle due acque filtrate. Cosa si cambia: Che cosa è stato aggiunto all’acqua: una cosa che si vede o una che non si vede. Che cosa aspettarsi: Il filtro toglie la terra e l’acqua torna limpida; l’acqua col sale era limpida prima e resta limpida dopo, perché il sale è rimasto dentro. Cosa si impara: Il filtro trattiene quello che è in sospensione, non quello che è disciolto. Un’acqua limpida può contenere sali, sostanze chimiche o microbi che non si vedono: limpidezza e sicurezza sono due cose diverse. Dove il modello si ferma: Un filtro vero per l’acqua da bere usa più strati e spesso una disinfezione: questo è un modello, non un potabilizzatore. In chiave protezione civile: In emergenza l’acqua sicura è quella che le autorità dichiarano tale, o quella in bottiglia sigillata del kit. Un’ordinanza di non potabilità vale anche se dal rubinetto esce acqua trasparente. Vedi Il rischio sanitario Kit di emergenza. Sicurezza: L’acqua di questo esperimento NON si beve e non si assaggia, nemmeno quella filtrata: si guarda soltanto. A fine attività si butta e ci si lava le mani.

25. Più lontano, più al riparo 🟠

Materiali: una torcia (o la luce del telefono), un righello, un libro spesso. Come si fa: punta la torcia su una mano da vicino e poi da lontano: la luce è più forte da vicino. Poi metti il libro tra la torcia e la mano: la luce non passa. Cosa si impara: è un’analogia (la luce si vede, le radiazioni no): più sei lontano dalla fonte e più il tempo è breve, meno energia ricevi; un muro (schermatura) ti protegge. In chiave protezione civile: sono i tre principi della radioprotezione — distanza, tempo, schermatura — alla base dei comportamenti in caso di emergenza radiologica. Vedi Il rischio nucleare e radiologico.

Prepararsi e pianificare

26. Cosa metto nello zaino? 🟢🔵🟠

Materiali: uno zaino e tanti oggetti sul tavolo (torcia, radio a pile, bottiglia d’acqua, fischietto, una barretta, un peluche, le chiavi, un videogioco, un fumetto, una coperta…). Come si fa: sfida a tempo (2 minuti): mettere nello zaino solo le cose davvero indispensabili in un’emergenza. Alla fine si discutono insieme le scelte. Cosa si impara: a dare priorità a sicurezza e comunicazione: il fischietto per farsi sentire, la torcia per il buio, l’acqua, la radio per le notizie. Il peluche può restare: serve a stare tranquilli. In chiave protezione civile: è il kit di emergenza di famiglia. Confrontalo con la nostra scheda Kit di emergenza.

27. La mappa dei pericoli e dei luoghi sicuri 🔵🟠

Materiali: carta e colori. Come si fa: disegnate insieme la pianta della casa (o della classe). Con i bollini segnate in rosso i pericoli (mensole pesanti non fissate, oggetti sopra i letti, vetri, prese sovraccariche) e in verde i punti più sicuri. Segnate anche dove sono gli interruttori generali di luce e gas. Cosa si impara: ad allenare lo sguardo a riconoscere i punti critici prima che accada qualcosa. In chiave protezione civile: durante un terremoto la regola è «mi getto, mi copro, resto»: riparati sotto un tavolo robusto, lontano da finestre, vetri e mobili alti che possono cadere, e proteggi la testa. Le porte e gli architravi non sono posti sicuri, e in caso di scossa non si usano gli ascensori. Vedi il Piano familiare e Cosa fare in caso di terremoto.

28. Memory dei segnali di sicurezza 🟢🔵

Materiali: cartoncini con i simboli di sicurezza (uscita di emergenza, punto di raccolta, estintore, direzione di evacuazione). Come si fa: un classico memory a coppie, oppure nascondi i cartelli per la stanza: quando il bambino ne trova uno, deve spiegare o mimare cosa fare quando lo vede. Cosa si impara: a riconoscere la segnaletica di emergenza che si trova a scuola, al supermercato, al cinema. In chiave protezione civile: sono i segnali internazionali ISO 7010, gli stessi che trovi nel nostro catalogo dei pittogrammi, da stampare e ritagliare.

Comunicazione e soccorso

29. La chiamata perfetta al 112 🔵🟠

Materiali: due telefoni giocattolo (o spenti). Come si fa: l’adulto fa l’operatore del 112, il bambino è il cittadino. L’adulto propone uno scenario (per esempio: “Silvia vede del fumo salire dal bosco dietro casa”) e fa domande; il bambino deve dire, con calma, chi è, cosa vede e soprattutto dove si trova esattamente. Cosa si impara: gli operatori hanno bisogno di informazioni precise per mandare i soccorsi giusti. Essere agitati è normale: si prende un respiro e si risponde una domanda alla volta, cominciando da dove ci si trova. In chiave protezione civile: il 112 è il Numero Unico di Emergenza, l’unico da chiamare nel Lazio. Prova anche il gioco digitale La chiamata al 112 e leggi i Numeri utili.

30. Il messaggio arriva corretto? 🔵🟠

La domanda: Perché alla radio si ripete quello che si è appena sentito? Materiali: Un foglio con cinque messaggi scritti (per esempio: «Via Italo Belardi 14, secondo piano, due persone»), carta e penna per chi riceve. Come si fa: (1) Primo giro: chi trasmette legge il messaggio una volta sola, a voce normale, e chi riceve scrive quello che ha capito. Nessuno può chiedere di ripetere. (2) Confrontate: quante parole sono arrivate storte? Segnate il numero di errori. (3) Secondo giro, messaggi nuovi: chi riceve ripete ad alta voce quello che ha scritto e chi trasmette conferma con «corretto» oppure corregge. Solo allora si passa al messaggio dopo. (4) Contate di nuovo gli errori e confrontate i due numeri. Se potete, rifate il primo giro con un po’ di rumore di fondo. Cosa si cambia: Solo la conferma: nel secondo giro chi riceve ripete e chi trasmette conferma. Che cosa aspettarsi: Nel secondo giro gli errori calano molto, soprattutto su numeri e nomi propri. Col rumore di fondo la differenza diventa ancora più grande. Cosa si impara: Ripetere sembra una perdita di tempo e invece è il modo più rapido per accorgersi subito di un errore, quando costa poco correggerlo. Nei messaggi di emergenza i numeri e gli indirizzi sono la parte che si sbaglia più facilmente. Dove il modello si ferma: Qui nessuno rischia niente se un messaggio arriva storto. In un’emergenza vera un indirizzo sbagliato manda i soccorsi dalla parte opposta. In chiave protezione civile: È il motivo per cui nelle comunicazioni radio si ripete e si conferma, e per cui l’operatore del 112 fa ripetere l’indirizzo. Si compita anche lettera per lettera quando serve. Vedi Numeri utili Telecomunicazioni in emergenza.

31. Il telefono con i bicchieri 🟢🔵

Materiali: due bicchieri di plastica, uno spago lungo, uno stuzzicadenti. Come si fa: fai un forellino sul fondo di ogni bicchiere, fai passare lo spago e fermalo con un pezzetto di stuzzicadenti. Tendete bene lo spago: uno parla nel bicchiere, l’altro ascolta. Cosa si impara: la voce viaggia come vibrazione lungo lo spago teso. La comunicazione ha bisogno di un canale che funzioni. In chiave protezione civile: in emergenza le reti telefoniche possono cadere; per questo i volontari usano la radio, che non dipende dalla rete dei cellulari. Vedi Telecomunicazioni in emergenza.

32. La voce che guida 🔵🟠

Materiali: una benda per gli occhi, qualche ostacolo morbido. Come si fa: in una stanza illuminata e sicura si crea un piccolo percorso. Un bambino chiude gli occhi (o si benda, se se la sente) e un compagno o l’adulto lo guida verso l’uscita usando solo la voce, con indicazioni chiare e una alla volta: “Due passi avanti, ora gira a destra”. Poi si invertono i ruoli. Provate anche con due persone che parlano insieme: si capisce subito perché ne serve una sola. Cosa si impara: quanto contano l’ascolto, la calma e avere una sola voce che guida durante un’evacuazione. Non è una prova di come ci si muove nel fumo: qui si esercita la comunicazione, non l’autoprotezione dall’incendio. In chiave protezione civile: durante un’evacuazione si segue chi guida e la segnaletica, senza correre e senza parlare tutti insieme. Se invece c’è del fumo la regola cambia del tutto: si va a carponi verso l’uscita, perché l’aria respirabile resta in basso, vicino al pavimento. Vedi Cosa fare in caso di blackout. Sicurezza: usa ostacoli morbidi e libera il pavimento; un adulto sorveglia sempre il percorso.

33. Un piccolo allarme di livello 🟠

La domanda: Come fa uno strumento a sapere da solo quando è il momento di suonare? Materiali: Una bacinella, un tappo di sughero, due fili elettrici sottili, un LED, una pila da 4,5 volt con portapile, nastro adesivo, uno stecchino di legno. Come si fa: (1) Collega il LED alla pila lasciando il circuito interrotto: due capi liberi che accendono il LED quando si toccano. (2) Fissa un capo a uno stecchino verticale sul bordo, all’altezza che scegli come soglia; l’altro sul tappo che galleggia. (3) Versa acqua piano: quando il tappo arriva alla soglia i capi si toccano e il LED si accende. (4) Sposta la soglia più in alto e più in basso; poi muovi l’acqua con la mano mentre il livello le è vicino. Cosa si cambia: L’altezza della soglia, e se l’acqua è ferma o mossa. Che cosa aspettarsi: Il LED si accende quando il galleggiante arriva alla soglia. Con l’acqua mossa lampeggia anche se il livello medio non è cambiato: è un falso allarme. Cosa si impara: Un sensore misura, ma è la soglia decisa da qualcuno a trasformare la misura in allarme. Troppo bassa: allarmi continui, e la gente smette di dar retta. Troppo alta: l’allarme arriva tardi. Le onde spiegano perché i sistemi veri mediano le misure prima di decidere. Dove il modello si ferma: È un prototipo didattico a pile, non un dispositivo di sicurezza: non si usa per sorvegliare niente davvero. In chiave protezione civile: Gli idrometri sui fiumi funzionano così, con soglie ufficiali: superata una soglia scatta una fase di allerta e si avvisano i Comuni. Vedi Allerte meteo Cruscotto del territorio. Sicurezza: Solo pila da 4,5 volt e LED: mai la corrente di casa vicino all’acqua. Il circuito lo controlla un adulto prima di versare l’acqua.

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Per approfondire — fonti istituzionali