Un’emergenza non produce solo danni materiali. Può generare paura, confusione, rabbia, senso di impotenza e difficoltà a dormire o concentrarsi.
Questa pagina spiega, in modo prudente e divulgativo, come riconoscere le reazioni più comuni e quando chiedere aiuto.
Importante: queste informazioni non sostituiscono psicologo, medico, servizi sanitari o servizi sociali. In caso di pericolo immediato o pensieri di autolesionismo chiama subito il 112.
Reazioni normali dopo un evento
Dopo una scossa, un incendio, un’alluvione, un’evacuazione o un evento traumatico, molte reazioni sono normali nelle prime ore o nei primi giorni.
| Area | Reazioni possibili |
|---|---|
| Fisica | Tremori, tachicardia, sudorazione, nausea, stanchezza, difficoltà a dormire. |
| Cognitiva | Confusione, difficoltà di concentrazione, ricordi ricorrenti, senso di irrealtà. |
| Emotiva | Paura, rabbia, tristezza, senso di colpa, smarrimento, impotenza. |
| Comportamentale | Agitazione, blocco, isolamento, irritabilità, bisogno continuo di rassicurazione. |
Nella maggior parte dei casi queste reazioni diminuiscono con il ritorno a una routine, il riposo, il contatto con persone di fiducia e informazioni chiare.
Quando chiedere aiuto
Chiedi supporto a un professionista se le reazioni:
- restano intense per settimane senza migliorare;
- impediscono scuola, lavoro, sonno o relazioni;
- provocano incubi, flashback o evitamento continuo;
- portano a uso di alcol, sostanze o comportamenti rischiosi;
- includono pensieri di autolesionismo o suicidio.
In questi casi puoi rivolgerti al medico di famiglia, alla ASL, ai servizi di salute mentale, allo psicologo scolastico o ai servizi attivati dalle autorità in caso di emergenza collettiva.
Primo soccorso psicologico
Il Primo Soccorso Psicologico non è terapia. È un modo ordinato per stare vicino a una persona in difficoltà, senza forzarla e senza aumentare la paura.
Il modello più usato si riassume in tre azioni: guardare, ascoltare, collegare.
Guardare
Prima di parlare, verifica la situazione:
- il luogo è sicuro?
- la persona è ferita, ha freddo, sete o fame?
- ci sono bambini, anziani o persone fragili?
- qualcuno appare molto agitato, bloccato o disorientato?
La sicurezza viene prima di ogni parola di conforto.
Ascoltare
Avvicinati con calma e presentati. Usa frasi semplici:
- “Sono qui per aiutarti.”
- “Adesso sei in un posto più sicuro.”
- “Puoi parlare, oppure restare in silenzio.”
- “È normale sentirsi così dopo quello che è successo.”
Evita frasi come:
- “Non pensarci.”
- “Devi essere forte.”
- “Poteva andare peggio.”
- “So esattamente come ti senti.”
Non chiedere dettagli traumatici. Non obbligare la persona a raccontare.
Collegare
Aiuta la persona a ritrovare punti di riferimento:
- familiari o persone di fiducia;
- acqua, cibo, farmaci, riparo;
- informazioni ufficiali;
- punto di accoglienza o area indicata dalle autorità;
- servizi sanitari o psicologici, se necessari.
Informazioni concrete e verificabili riducono confusione e senso di impotenza.
Bambini e adolescenti
Bambini e ragazzi possono reagire in modo diverso dagli adulti. Non sempre riescono a spiegare cosa provano.
Da 0 a 5 anni
Possibili segnali:
- paura di separarsi dagli adulti;
- ritorno a comportamenti già superati;
- pianto frequente;
- disturbi del sonno o dell’appetito.
Cosa aiuta:
- routine prevedibili;
- presenza fisica rassicurante;
- parole semplici;
- giochi tranquilli;
- niente immagini forti in televisione o sui social.
Da 6 a 12 anni
Possibili segnali:
- mal di pancia o mal di testa;
- domande ripetute;
- difficoltà di concentrazione;
- rabbia o agitazione;
- senso di colpa.
Cosa aiuta:
- risposte vere, ma adatte all’età;
- attività pratiche e rassicuranti;
- disegni, mappe, piccoli compiti;
- spiegare cosa fanno adulti, scuola e soccorritori.
Da 13 a 18 anni
Possibili segnali:
- chiusura o isolamento;
- negazione del problema;
- rabbia;
- comportamenti rischiosi;
- uso eccessivo dei social per cercare notizie.
Cosa aiuta:
- rispetto degli spazi;
- dialogo non forzato;
- coinvolgimento in azioni utili;
- attenzione a notizie false, immagini forti e contenuti ripetuti.
A scuola
Dopo un evento che coinvolge la comunità scolastica, è utile non ignorare l’accaduto. La scuola può aiutare con poche azioni chiare:
- riconoscere l’evento con parole semplici;
- riprendere gradualmente la routine;
- dare informazioni vere e adatte all’età;
- lasciare spazio a parole, disegni o domande;
- osservare chi appare più in difficoltà;
- coinvolgere famiglia, dirigente, psicologo scolastico o servizi competenti quando serve.
La scuola accompagna e segnala. Non sostituisce i professionisti della salute mentale.
Materiali collegati:
Volontari e stress operativo
Anche chi aiuta può essere colpito dallo stress. Dopo interventi lunghi, difficili o emotivamente pesanti, è importante non sottovalutare stanchezza e tensione.
Buone pratiche:
- fare pause quando possibile;
- bere, mangiare e dormire regolarmente;
- parlare con un responsabile o collega di fiducia;
- non accumulare turni troppo lunghi;
- chiedere supporto se un intervento resta “addosso” per giorni;
- evitare di esporsi in modo continuo a immagini e racconti traumatici.
Il confronto dopo l’intervento, anche breve, aiuta a capire cosa è successo, cosa ha funzionato e se qualcuno ha bisogno di supporto.
Cosa fare nei primi giorni
- Cerca informazioni solo da fonti ufficiali.
- Limita video, immagini forti e notizie ripetute.
- Riprendi piccole routine quotidiane.
- Dormi e mangia nel modo più regolare possibile.
- Parla con persone fidate, senza obbligarti a raccontare tutto.
- Per bambini e ragazzi, mantieni orari e rituali familiari.
- Chiedi aiuto se la sofferenza resta intensa o peggiora.
Numeri e servizi utili
- 112 — emergenza immediata, pericolo, rischio sanitario o autolesionismo.
- Medico di famiglia o pediatra — primo riferimento sanitario.
- ASL Roma 6 — servizi sanitari territoriali e salute mentale.
- Telefono Azzurro 19696 — ascolto e supporto per bambini e adolescenti.
Per numeri aggiornati e servizi locali consulta sempre i siti ufficiali degli enti competenti.
Fonti e riferimenti
- Organizzazione Mondiale della Sanità — Psychological First Aid.
- Dipartimento della Protezione Civile — supporto psicosociale nelle emergenze.
- SIPEM SoS — Società Italiana Psicologia dell’Emergenza.
- Sphere Standards — salute mentale e supporto psicosociale nelle emergenze.
- Ministero dell’Istruzione e del Merito — indicazioni per scuole e comunità educanti.
Vedi anche
- Cosa fare adesso — azioni nei primi minuti
- Piano di emergenza familiare — prepararsi riduce il senso di impotenza
- Educazione civica — protezione civile a scuola
- Percorsi didattici pronti — attività per docenti
- Facile da leggere — istruzioni essenziali in linguaggio semplice
