La protezione passiva è l’insieme delle misure che non richiedono l’azione di un operatore o l’azionamento di un impianto. Agiscono in modo permanente, strutturale: limitano lo sviluppo e la propagazione dell’incendio nello spazio e nel tempo, tutelando l’incolumità delle persone, riducendo gli effetti nocivi dei prodotti della combustione e contenendo i danni a strutture e beni.

Si contrappone alla protezione attiva (estintori, idranti, sprinkler, rilevatori — vedi Capitolo 4), che richiede l’intervento umano o di un impianto per attivarsi.

Le sette leve della protezione passiva

  1. Isolamento dell’edificio con distanze di sicurezza
  2. Muri tagliafuoco ed elementi di separazione strutturale
  3. Resistenza al fuoco delle strutture portanti (R, RE, REI)
  4. Compartimentazione antincendio
  5. Reazione al fuoco dei materiali (rivestimenti, arredi)
  6. Vie di esodo dimensionate per il massimo affollamento ipotizzabile
  7. Sistemi di ventilazione per il controllo dei fumi

Distanze di sicurezza

La protezione per interposizione di spazi scoperti si basa sul fatto che l’energia termica raggiante diminuisce con il quadrato della distanza. Si distinguono:

DistanzaFunzione
Di sicurezza internaProtegge elementi dello stesso complesso
Di sicurezza esternaProtegge elementi esterni al complesso
Di protezioneMisurata in orizzontale tra il perimetro dell’elemento pericoloso e la recinzione o il confine dell’area

Le norme antincendio ufficiali adottano valori ricavati empiricamente, non modelli di calcolo teorici.

Muri tagliafuoco

Elementi di separazione strutturale capaci di impedire la propagazione dell’incendio tra aree adiacenti. Possono essere:

  • locali (lineari) — impediscono propagazione su un piano
  • totali (tridimensionali) — impediscono propagazione in più direzioni

Permettono di ridurre le distanze di sicurezza imposte dalle norme.

Resistenza al fuoco — la sigla REI

La resistenza al fuoco è il comportamento al fuoco degli elementi strutturali: quanto a lungo una parete, un solaio, una porta tagliafuoco conserva le proprie caratteristiche durante un incendio.

Si misura in minuti primi di esposizione a un incendio normalizzato (curva nominale ISO 834) mantenendo tre requisiti:

SimboloSignificatoVerifica
RStabilità meccanica (Résistance)L’elemento non crolla sotto carico
ETenuta (Étanchéité)L’elemento non lascia passare fiamme, fumi o gas caldi sul lato non esposto
IIsolamento termico (Isolation)La trasmissione del calore è sotto la soglia

Gli elementi si classificano combinando le lettere:

  • R — solo stabilità (es. pilastro strutturale)
  • RE — stabilità + tenuta (es. solaio)
  • REI — stabilità + tenuta + isolamento (es. parete di compartimentazione, porta tagliafuoco)
  • EI — tenuta + isolamento (es. porta tagliafuoco non portante)

Il numero indica i minuti. Classi ammesse: 15 – 20 – 30 – 45 – 60 – 90 – 120 – 180 – 240 – 360.

Esempi pratici

  • REI 60 — la porta resiste 60 minuti mantenendo stabilità, tenuta e isolamento
  • R 120 — la struttura portante resiste 120 minuti senza crollare
  • EI 90 — la parete tagliafuoco tiene 90 minuti senza trasmettere fiamme o calore

Normativa di riferimento

  • D.M. 9 marzo 2007 — Prestazioni di resistenza al fuoco
  • D.M. 16 febbraio 2007 — Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi
  • In precedenza la Circolare VV.F. n. 91/61 (abrogata dal 25 settembre 2007)

Compartimentazione antincendio

Un compartimento antincendio è una parte di edificio delimitata da elementi costruttivi (muri, solai, porte) di resistenza al fuoco predeterminata, organizzata per contenere un incendio all’interno.

La classe del compartimento esprime, in minuti, la durata minima di resistenza al fuoco richiesta. Determinata in funzione del carico d’incendio (MJ totali del compartimento) e della destinazione d’uso.

Porte tagliafuoco

Per consentire i passaggi senza compromettere la compartimentazione si usano elementi di chiusura con la stessa classe REI del muro:

TipoMeccanismo di chiusura
IncernierateFusibili, cavetti con contrappesi, sistemi idraulici o a molla
ScorrevoliGuida inclinata, contrappeso, fusibile che fonde e libera la porta
A ghigliottinaPannello sospeso verticalmente sopra l’apertura

Le vernici intumescenti applicate alle strutture si rigonfiano al calore creando uno strato coibente. Forniscono un grado di resistenza al fuoco determinato sperimentalmente.

Reazione al fuoco dei materiali

La reazione al fuoco è il comportamento del materiale che, decomponendosi per effetto del calore, partecipa all’incendio alimentandolo. Riguarda principalmente:

  • rivestimenti e pannellature
  • controsoffitti
  • decorazioni
  • arredi, tendaggi, tessuti

Si valuta sperimentalmente (non con calcoli): campioni testati in laboratori del Dipartimento VVF o legalmente riconosciuti.

Classi di reazione al fuoco

Classi italiane (vecchio sistema):

  • Classe 0 — materiale non combustibile
  • Classi 1 – 5 — con crescente partecipazione alla combustione

Classi europee (sistema attuale, D.M. 10/3/2005 e D.M. 15/3/2005):

  • A1 — non combustibile (equivalente a Classe 0)
  • A2 – B – C – D – E – F — con crescente partecipazione alla combustione

Al sistema si aggiungono sottoclassi per produzione di fumo (s1, s2, s3) e gocciolamento di materiale incandescente (d0, d1, d2).

Ignifugazione

La reazione al fuoco si può migliorare con trattamenti di ignifugazione: vernici o rivestimenti che ritardano l’innesco, riducono la velocità di propagazione e i fenomeni di post-combustione.

Vie di esodo (sistemi di vie d’uscita)

Definizione (D.M. 30/11/1983): “percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro”.

Progettazione

Tre elementi fondamentali:

  1. Dimensionamento e geometria (larghezza, altezza, pendenze, gradini)
  2. Sistemi di protezione attiva e passiva lungo il percorso
  3. Sistemi di identificazione continua (segnaletica, illuminazione ordinaria e di sicurezza)

Il dimensionamento tiene conto del massimo affollamento ipotizzabile (densità di affollamento × superficie) e della capacità di esodo (numero, larghezza e livello delle uscite).

Porte di esodo — obblighi D.Lgs. 81/2008 Allegato IV

Per luoghi con pericolo di esplosione o specifici rischi di incendio con più di 5 lavoratori:

  • 1 porta da 1,20 m ogni 5 lavoratori, apertura nel verso dell’esodo

Per locali in genere:

LavoratoriPorte richieste
Fino a 251 porta da 0,80 m
26 – 501 porta da 1,20 m (apertura verso esodo)
51 – 1001 porta da 0,80 m + 1 porta da 1,20 m (entrambe verso esodo)
Oltre 100In aggiunta: 1 porta da 1,20 m ogni 50 lavoratori (o frazione tra 10 e 50) dell’eccedenza

Altezza minima: 2,00 m (nessuna tolleranza). Tolleranze in larghezza: 5% per porte da 1,20 m; 2% per porte da 0,80 m.

Persone con disabilità o fragilità

La “sicurezza delle persone disabili” in emergenza riguarda tutti coloro che possono avere difficoltà di esodo autonomo:

  • persone con disabilità motoria, sensoriale, cognitiva
  • persone anziane
  • bambini
  • donne in gravidanza
  • persone con patologie (asma, cardiopatie, fratture temporanee)

Le vie di esodo devono prevedere spazi calmi (aree sicure protette REI ai piani, dove le persone non deambulanti possono attendere i soccorsi) e percorsi accessibili (rampe, segnaletica tattile e sonora).

Sistemi di ventilazione

Aperture (porte, finestre, prese d’aria) inserite nell’edificio per assicurare ventilazione naturale. In caso di incendio:

  • evacuatori di fumo e calore (EFC) — aperture installate in copertura che si aprono automaticamente al superamento di una soglia di temperatura
  • canne di ventilazione dei vani scala — per mantenere il percorso di esodo libero da fumo
  • sovrappressione dei filtri a prova di fumo — ventilatori che impediscono al fumo di entrare nei compartimenti sicuri

La ventilazione di emergenza è classificata come protezione passiva quando è naturale (camini, aperture fisse) e come protezione attiva quando richiede impianti meccanici.

Perché interessa il volontario di protezione civile

Il volontario non progetta i sistemi di protezione passiva: è compito dell’ingegnere antincendio e del professionista abilitato. Ma il volontario opera dentro edifici dotati (o sprovvisti) di queste misure, e deve saper:

  • riconoscere una porta REI (marcatura, chiusura automatica) e non bloccarla aperta con cunei o attrezzature
  • identificare le vie di esodo e verificarne il deflusso libero durante un intervento
  • rispettare le compartimentazioni: se una porta tagliafuoco è chiusa c’è una ragione, non forzarla
  • segnalare a chi coordina eventuali compromissioni (porta rotta, materiale accumulato in uscita, segnaletica mancante)

Nei Centri di Accoglienza allestiti in emergenza (palestre, scuole, palazzetti), verificare in fase di scouting (vedi Manuale da Campo, Cap. 2) il carico d’incendio massimo, le vie di esodo disponibili, la presenza di estintori e rilevatori.

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