Un manuale di protezione civile si misura anche sulla capacità di calarsi nel proprio territorio. Genzano di Roma e i Castelli Romani hanno una particolarità che pochi residenti conoscono: sorgono su un vulcano. Non spento — quiescente, cioè in pausa. Capirlo è il primo passo della prevenzione locale.
14.1 Il Distretto Vulcanico dei Colli Albani
I Colli Albani — o Vulcano Laziale — sono un complesso vulcanico dell’Italia centrale, circa venti chilometri a sud-est di Roma, la struttura più meridionale di una catena di vulcani lungo la costa tirrenica del Lazio. Non è un singolo cono, ma un apparato centrale complesso, frutto di un’attività prevalentemente esplosiva alternata a lunghe fasi di inattività. La sua morfologia ricorda quella del Somma-Vesuvio: un bordo esterno — i Monti Tuscolani e l’Artemisio — racchiude un’ampia area pianeggiante, al cui interno è cresciuto un vulcano più recente, il cono delle Faete (932 metri secondo il Dipartimento della Protezione Civile; la vetta più alta dei Colli Albani, il Maschio delle Faete, misura 956 metri secondo il Parco regionale dei Castelli Romani), che degrada verso i crateri di Albano e Nemi.
14.2 I laghi di Albano e Nemi: crateri pieni d’acqua
I due laghi dei Castelli non sono laghi qualsiasi: sono crateri vulcanici riempitisi d’acqua. Si sono formati nell’ultima fase di attività del vulcano, quella idromagmatica, quando il contatto tra magma e acqua sotterranea ha prodotto violente esplosioni. Questo tipo di eruzione genera crateri ampi e con i bordi poco rilevati, chiamati maar, il cui fondo resta più basso del territorio circostante: condizioni ideali perché vi si raccolga l’acqua. Nel settore occidentale del distretto si sono così formati i centri di Albano e di Giuntura e, quasi contemporaneamente, quelli di Ariccia e di Nemi.
14.3 Quiescente, non spento
Proprio perché quiescente, il Vulcano Laziale è sorvegliato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che ne monitora i fenomeni tipici di un vulcano in pausa: le emissioni di gas dal sottosuolo (in particolare anidride carbonica e idrogeno solforato in alcuni punti dell’area), la microsismicità (piccoli terremoti, talvolta in sciami) e le lente deformazioni del suolo. Sono questi i parametri che permettono di seguire lo «stato di salute» del vulcano.
14.4 Il rischio reale per il territorio, oggi
Per il cittadino dei Castelli il rischio vulcanico non è oggi un’eruzione imminente, ma un fenomeno molto più concreto e quotidiano: le emissioni di gas in alcune aree localizzate. L’anidride carbonica, più pesante dell’aria, può accumularsi in avvallamenti, scantinati e ambienti chiusi e poco ventilati, diventando pericolosa. Le istruzioni pratiche di autoprotezione sono nella scheda operativa Rischio vulcanico (Colli Albani): cosa fare.
Accanto al rischio vulcanico, il territorio condivide con i Castelli Romani i rischi trattati nel resto del manuale: sismico (la stessa attività profonda genera microterremoti), idrogeologico (i versanti collinari e i bacini lacustri), incendi boschivi (l’area rientra nella zona di allerta AIB dei Castelli) e meteo-idrologico. È su questo profilo che si fonda il Piano di Emergenza Comunale di Genzano.
Fonti
- INGV — Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, scheda Colli Albani e sorveglianza del Distretto Vulcanico dei Colli Albani.
- Dipartimento della Protezione Civile, Colli Albani, e Regione Lazio per il quadro dei rischi del territorio dei Castelli Romani.
- ISPRA, Progetto CARG: i fogli della Carta geologica d’Italia che descrivono Genzano.
- Piano di Emergenza Comunale di Protezione Civile di Genzano di Roma (vedi Area Download).
