La protezione civile non si occupa di un rischio solo: si occupa di una famiglia di rischi, alcuni naturali, altri legati all’attività umana, che possono mettere in pericolo la vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente. Questa parte è l’indice della materia: presenta ogni rischio per quello che è, lasciando le istruzioni di autoprotezione alle schede operative del sito (Rischi e prevenzione).

7.1 Come si classificano i rischi

L’articolo 16 del Codice — commentato nella Parte II — distingue i rischi su cui il Servizio nazionale agisce in via principale da quelli su cui interviene a supporto di altre amministrazioni competenti. Una distinzione complementare, didatticamente utile, separa i rischi per origine:

  • rischi naturali — terremoti, vulcani, frane e alluvioni, maremoti, incendi boschivi, ondate di calore, neve e gelo, siccità;
  • rischi di origine antropica — incidenti industriali con sostanze pericolose (direttiva Seveso), emergenze nucleari e radiologiche, emergenze sanitarie, rischi dei trasporti.
Una sola cornice per tutti i rischi
Per quanto diversi, tutti i rischi si leggono con lo stesso modello: R = Pericolosità × Vulnerabilità × Esposizione (Parte IV). Cambia il fenomeno (la pericolosità), ma la logica della prevenzione — agire su vulnerabilità ed esposizione — è sempre la stessa. È ciò che rende la protezione civile una disciplina, e non un elenco di casi separati.

7.2 Materia e pratica: due livelli per ogni rischio

Per ogni rischio il manuale tiene separati due livelli, perché rispondono a due domande diverse:

  • la trattazione «materia» (questa parte e la sezione Conoscere la Protezione Civile) spiega che cos’è un rischio: come nasce il fenomeno, come si misura, perché riguarda il territorio;
  • la trattazione «cosa fare» (le schede di Rischi e prevenzione) dà le istruzioni di autoprotezione: prima, durante e dopo l’evento.

Se sei qui per studiare, parti dalla materia; se un fenomeno è in corso, vai alla pagina operativa o chiama il 112.

I capitoli dedicati a ciascuna famiglia di rischio vengono pubblicati uno alla volta. La struttura del catalogo, comune a tutti, è la seguente:

RischioCornice di lettura
Sismicopericolosità sismica, vulnerabilità degli edifici, esposizione del costruito
Vulcanicotipo di vulcano e di eruzione attesa; per il nostro territorio, il Vulcano Laziale (Parte XIV)
Idrogeologico e idraulicofrane e alluvioni; tempo di ritorno delle piene
Meteo-idrologicotemporali, vento, neve, ondate di calore; l’allertamento
Incendi boschivipericolosità stagionale; interfaccia urbano-rurale
Maremotosismicità sottomarina; tempi di arrivo dell’onda
Sanitarioepidemie e pandemie; sorveglianza
Chimico-industrialestabilimenti a rischio di incidente rilevante (Seveso)
Nucleare e radiologicosorgenti e scenari; piano nazionale
Idrico (siccità)deficit idrico; scenari climatici

Per ciascuno, il manuale rimanda alla scheda operativa corrispondente. L’approfondimento più rilevante per noi — il rischio vulcanico dei Colli Albani — è trattato nella Parte XIV.

Fonti

  1. Codice della protezione civile, decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, art. 16 (tipologia dei rischi) — Normattiva.
  2. Dipartimento della Protezione Civile — classificazione e schede dei rischi; campagna Io non rischio.
  3. INGV, ISPRA, CNR-IRPI, Fondazione CIMA come Centri di competenza per i singoli rischi.