Il terremoto è il rischio naturale che ha dato origine alla protezione civile italiana moderna: il Friuli 1976 e l’Irpinia 1980 sono le fratture da cui nasce il Servizio nazionale (Parte I). È anche il rischio che meglio illustra la regola del manuale: non si previene il fenomeno, si riduce il danno. Un terremoto non si può evitare né prevedere nel tempo; ciò che si può fare è costruire bene, conoscere il territorio ed essere pronti.
7.1.1 Che cos’è un terremoto
Un terremoto è il rilascio improvviso dell’energia elastica accumulata nelle rocce della crosta terrestre lungo una faglia. Quando lo sforzo supera la resistenza della roccia, le due porzioni di crosta si spostano di scatto e l’energia liberata si propaga come onde sismiche in tutte le direzioni. Il punto in profondità dove ha origine la rottura è l’ipocentro; la sua proiezione in superficie è l’epicentro.
Si misurano due grandezze distinte, che è essenziale non confondere:
- la magnitudo misura l’energia rilasciata alla sorgente: è un valore unico per ogni evento. La scala oggi usata dagli enti scientifici è la magnitudo momento (Mw), più affidabile della storica scala Richter (ML) per i terremoti forti. È una scala logaritmica: un’unità in più corrisponde a circa 32 volte più energia;
- l’intensità misura gli effetti dello scuotimento in un luogo: danni agli edifici, percezione delle persone. In Italia si usa la scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg), a dodici gradi. L’intensità diminuisce allontanandosi dall’epicentro, quindi un solo terremoto produce intensità diverse in luoghi diversi.
7.1.2 Come si misura la pericolosità in Italia
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) è il Centro di competenza per il rischio sismico: gestisce la Rete Sismica Nazionale, localizza in tempo reale ogni evento e pubblica i dati su terremoti.ingv.it. L’INGV cura anche la mappa di pericolosità sismica nazionale (MPS), che esprime — per ogni punto del territorio — lo scuotimento atteso con una certa probabilità in un dato intervallo di tempo (tipicamente il 10% di probabilità di superamento in 50 anni, misurato come accelerazione al suolo).
Su quella mappa si fonda la classificazione sismica dei Comuni, introdotta in forma moderna dall’Ordinanza PCM 3274/2003 e gestita dalle Regioni: ogni territorio è assegnato a una zona sismica (da 1, la più pericolosa, a 4). Genzano di Roma è in zona sismica 2B, sismicità media. La progettazione antisismica degli edifici è regolata dalle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC, D.M. 17 gennaio 2018). A scala locale, gli studi di microzonazione sismica (coordinati dal Dipartimento e dal CNR-IGAG) individuano le aree dove le condizioni del sottosuolo amplificano lo scuotimento.
7.1.3 Il rischio sismico letto come R = P × V × E
Il rischio non coincide con la pericolosità. Applicando la formula della Parte IV:
- la pericolosità a Genzano è stimata in circa 0,163 g (accelerazione attesa al suolo, 10% di probabilità in 50 anni): un valore medio nel quadro nazionale;
- la vulnerabilità dipende dall’epoca e dalla tecnica costruttiva degli edifici: il costruito antecedente alle norme antisismiche è il fattore di rischio principale;
- l’esposizione è la popolazione e il patrimonio edilizio presenti.
La piattaforma nazionale che stima il rischio sismico comune per comune (Dipartimento della Protezione Civile con Fondazione EUCENTRE e Consorzio ReLUIS, su dati INGV e censimento ISTAT) colloca Genzano al di sotto della media italiana per quasi tutti gli indicatori di rischio atteso, pur restando un territorio sismico. È la prova pratica del principio: a parità di pericolosità, il danno si abbatte agendo su vulnerabilità ed esposizione — edifici a norma, arredi fissati, piano familiare e kit pronti.
7.1.4 Il contesto dei Castelli Romani
La sismicità del nostro territorio è in parte vulcano-tettonica, legata al Vulcano Laziale quiescente (Parte XIV): scosse generalmente di bassa magnitudo, talvolta avvertite dalla popolazione, a volte in brevi sciami. È una caratteristica del distretto vulcanico dei Colli Albani, non un segnale di un grande terremoto imminente: i terremoti non hanno precursori affidabili e nessuno è in grado di prevederli. La difesa è strutturale e culturale, non predittiva.
Per le istruzioni operative — cosa fare prima, durante e dopo una scossa — si rimanda alla scheda Rischio sismico: cosa fare.
Fonti
- INGV — Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: Rete Sismica Nazionale, mappa di pericolosità sismica (MPS), terremoti.ingv.it.
- Ordinanza PCM 20 marzo 2003, n. 3274 — primi elementi in materia di classificazione sismica del territorio nazionale; classificazione gestita dalle Regioni.
- D.M. 17 gennaio 2018 — Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018).
- Dipartimento della Protezione Civile, Fondazione EUCENTRE, Consorzio ReLUIS — stima del rischio sismico comunale (piattaforma nazionale), su dati INGV e ISTAT.
- CNR-IGAG — microzonazione sismica e geoingegneria.
- Codice della protezione civile, d.lgs. 1/2018, art. 16 (rischi di competenza) — Normattiva.
