L’Italia è uno dei pochi Paesi europei con vulcani attivi, e l’unico con grandi aree metropolitane costruite sopra o accanto a un apparato vulcanico. Il rischio vulcanico è quindi, nel nostro Paese, un rischio reale e pianificato. Per il territorio dei Castelli Romani il riferimento è il Vulcano Laziale, trattato per esteso nella Parte XIV; questo capitolo ne fornisce la cornice generale.
7.2.1 Tipi di vulcano e di eruzione
Un vulcano è la manifestazione in superficie di un sistema magmatico profondo. Il comportamento eruttivo dipende soprattutto dalla composizione del magma e dal suo contenuto di gas:
- le eruzioni effusive emettono colate di lava relativamente fluida, con dinamica lenta (tipiche dell’Etna nei suoi episodi non parossistici);
- le eruzioni esplosive frammentano il magma e proiettano in atmosfera gas e piroclasti, generando colonne eruttive, ricaduta di cenere e flussi piroclastici (è la dinamica più pericolosa, tipica dei vulcani esplosivi come il Vesuvio e i Campi Flegrei).
L’energia di un’eruzione si descrive con l’Indice di Esplosività Vulcanica (VEI), una scala da 0 a 8 basata sul volume di materiale emesso e sull’altezza della colonna eruttiva.
7.2.2 I pericoli vulcanici
Un’eruzione non è un fenomeno singolo, ma una famiglia di pericoli con raggi d’azione diversi:
- flussi piroclastici — miscele incandescenti di gas e frammenti che scorrono al suolo ad alta velocità: il pericolo più letale, ma di portata relativamente limitata;
- ricaduta di cenere e lapilli — può raggiungere grandi distanze, far collassare i tetti, interrompere i trasporti e danneggiare la salute respiratoria;
- colate di lava — distruttive ma lente, quindi raramente un pericolo per la vita;
- lahar — colate di fango e detriti generate da cenere mobilitata dalla pioggia;
- gas vulcanici — anidride carbonica e altri gas che, essendo più pesanti dell’aria, possono accumularsi in avvallamenti e ambienti confinati anche lontano dal cratere e anche in fasi di quiescenza.
7.2.3 I vulcani attivi italiani e il monitoraggio
L’INGV è il Centro di competenza per il rischio vulcanico e sorveglia i vulcani attivi italiani 24 ore su 24 attraverso i suoi osservatori — in particolare l’Osservatorio Vesuviano (Napoli) e l’Osservatorio Etneo (Catania). Le aree vulcaniche attive comprendono l’Etna, le Isole Eolie (Stromboli e Vulcano), l’area napoletana (Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia) e apparati quiescenti o sottomarini. Il monitoraggio integra reti sismiche, geodetiche (deformazione del suolo), geochimiche (gas) e di telerilevamento: le loro variazioni sono i veri parametri di sorveglianza, perché un vulcano “respira” prima di eruttare.
7.2.4 La pianificazione: i livelli di allerta
Per cinque vulcani — Vesuvio, Campi Flegrei, Etna, Stromboli e Vulcano — il Dipartimento della Protezione Civile dichiara livelli di allerta a quattro colori (verde, giallo, arancione, rosso). Il livello descrive lo stato di attività del vulcano, cioè se il sistema si trova in una condizione di equilibrio o di disequilibrio, e ne indica la possibile evoluzione. Il Dipartimento lo dichiara in stretto raccordo con la struttura di protezione civile della Regione, sulla base delle segnalazioni e delle valutazioni di pericolosità dell’INGV e degli altri Centri di competenza; per il Vesuvio e i Campi Flegrei è sentita anche la Commissione Grandi Rischi. Per Ischia i livelli sono in via di definizione; per Colli Albani, Panarea, Lipari e Pantelleria non sono stati definiti (per i Colli Albani si veda la scheda del Dipartimento). Da settembre 2026 i livelli in vigore sono riuniti in una mappa del Dipartimento.
Dai livelli discendono le fasi operative — attenzione, preallarme, allarme — che stabiliscono le azioni del Servizio nazionale; per i Campi Flegrei le fasi di preallarme e allarme sono dichiarate dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Per il Vesuvio e i Campi Flegrei i piani nazionali di emergenza poggiano anche su una zonazione del territorio: la zona rossa dell’allontanamento preventivo e la zona gialla della ricaduta di cenere. Il passaggio da un livello all’altro non è necessariamente graduale, e alcuni fenomeni sono improvvisi (esplosioni violente all’Etna e allo Stromboli, esplosioni freatiche ed emissioni di gas a Vulcano): anche con il livello verde il rischio non è mai assente.
Per le indicazioni operative e per il profilo del nostro territorio si vedano la scheda Rischio vulcanico (Colli Albani) e la Parte XIV del manuale.
Fonti
- INGV — Osservatorio Vesuviano e Osservatorio Etneo: sorveglianza dei vulcani attivi italiani.
- Dipartimento della Protezione Civile — Piani nazionali di emergenza per il Vesuvio e per i Campi Flegrei; Rischio vulcanico. Le attività (previsione, livelli di allerta, pianificazione); Mappa dei livelli di allerta dei vulcani in Italia.
- Portale Rischi — Dipartimento della Protezione Civile, sezione rischio vulcanico — rischi.protezionecivile.gov.it.
- Colli Albani — Dipartimento della Protezione Civile, scheda Colli Albani; INGV, scheda Colli Albani; ISPRA, Progetto CARG, i fogli della Carta geologica che descrivono Genzano.
- Codice della protezione civile, d.lgs. 1/2018, art. 16 — Normattiva.
