Il dissesto idrogeologico è, per estensione e frequenza, il rischio che colpisce più Comuni italiani. Comprende due famiglie di fenomeni — le frane e le alluvioni — accomunate dall’azione dell’acqua sul territorio e dal fatto che, a differenza del terremoto, lasciano un preavviso: sono in larga parte prevedibili e governabili con la pianificazione e con l’allertamento.

7.3.1 Frane: la dinamica dei versanti

Una frana è il movimento verso il basso di una massa di roccia, terreno o detrito lungo un versante, quando la forza di gravità supera la resistenza del materiale. L’innesco è spesso l’acqua — piogge intense o prolungate che saturano il terreno — ma anche i terremoti e l’azione umana (tagli, sovraccarichi, disboscamento). I fenomeni franosi si classificano per tipo di movimento: crolli, ribaltamenti, scivolamenti, colate (le colate rapide di fango e detriti sono le più pericolose per la vita) e fenomeni complessi.

L’ISPRA cura l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) e la piattaforma IdroGEO: la cartografia nazionale del dissesto. Il CNR-IRPI è il Centro di competenza per la ricerca su frane e alluvioni.

7.3.2 Alluvioni: quando l’acqua esce dal suo spazio

Un’alluvione è l’allagamento di un’area normalmente asciutta per l’esondazione di un corso d’acqua, per piogge che superano la capacità di drenaggio (allagamenti urbani) o per mareggiate. La pericolosità idraulica si esprime con il tempo di ritorno: una piena con tempo di ritorno di 200 anni è un evento che, statisticamente, ha l'1% di probabilità di verificarsi ogni anno — non un evento “che capita ogni due secoli”.

Il tempo di ritorno non è una scadenza
«Piena duecentennale» non significa che dopo una piena se ne sta tranquilli due secoli. È una probabilità annua: quella piena ha l'1% di probabilità di accadere ogni anno, anche due anni di fila. Confondere il tempo di ritorno con un calendario è uno degli errori più comuni — e più pericolosi — nella percezione del rischio idraulico.

7.3.3 Gli strumenti di pianificazione

La mappatura e la gestione del rischio idrogeologico poggiano su due strumenti:

  • il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), redatto dalle Autorità di Bacino Distrettuali, che perimetra le aree a pericolosità di frana e di alluvione e ne disciplina l’uso;
  • i Piani di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA), previsti dalla Direttiva europea Alluvioni 2007/60/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo 23 febbraio 2010, n. 49, che impone la mappatura della pericolosità e del rischio e le misure di mitigazione.

L’allertamento per il rischio idrogeologico e idraulico è gestito dai Centri Funzionali (Parte IV) con i bollettini di criticità e i codici colore (verde, giallo, arancione, rosso): qui pericolosità prevista e allertamento si saldano nella catena che porta dal dato scientifico alla decisione di protezione civile.

7.3.4 Il contesto dei Castelli Romani

Il territorio di Genzano e dei Castelli Romani è caratterizzato da versanti collinari di origine vulcanica, soggetti a fenomeni di erosione e a frane localizzate, e dalla presenza dei laghi-cratere (Nemi e Albano). Le piogge intense possono innescare scorrimenti superficiali e allagamenti nei punti di impluvio e nelle aree a valle. La difesa passa per la conoscenza delle aree perimetrate dal PAI, il rispetto delle allerte e i comportamenti di autoprotezione descritti nella scheda Rischio idrogeologico: cosa fare.

Fonti

  1. ISPRA — Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), piattaforma IdroGEO, Rapporto sul dissesto idrogeologico.
  2. CNR-IRPI — Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica.
  3. Direttiva 2007/60/CE (Direttiva Alluvioni), recepita dal decreto legislativo 23 febbraio 2010, n. 49Normattiva.
  4. Autorità di Bacino Distrettuali — Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e Piani di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA).
  5. Centri Funzionali — Dipartimento della Protezione Civile e Regioni — sistema di allertamento e codici colore.
  6. Codice della protezione civile, d.lgs. 1/2018, art. 16 — Normattiva.