Il rischio meteo-idrologico raccoglie i fenomeni atmosferici avversi che possono mettere in pericolo persone, attività e infrastrutture. È il rischio con cui la protezione civile ha a che fare più spesso, ed è anche quello che ha dato forma al sistema di allertamento italiano: la macchina che, ogni giorno, trasforma una previsione meteo in una decisione di protezione.

7.4.1 I fenomeni

I principali fenomeni meteo-idrologici sono:

  • temporali forti — accompagnati da fulmini, grandine, nubifragi (piogge molto intense in poco tempo), raffiche di vento lineari (downburst) e, nei casi più violenti, trombe d’aria;
  • vento forte — capace di abbattere alberi e strutture provvisorie, sollevare oggetti, rendere pericolosa la circolazione dei mezzi alti;
  • neve e gelo — con effetti su viabilità, reti elettriche e tetti; il ghiaccio (gelicidio) è particolarmente insidioso;
  • ondate di calore — periodi prolungati di temperature molto elevate, un rischio sanitario serio per anziani, malati cronici e persone fragili.

Molti di questi fenomeni non agiscono da soli: un nubifragio diventa rischio idraulico (capitolo 7.3), una tempesta di vento può causare un blackout (interruzione prolungata della corrente), un’ondata di calore può favorire gli incendi (capitolo 7.5). Il rischio meteo è spesso la causa che innesca altri rischi.

7.4.2 La previsione e l’allertamento

La previsione meteorologica nazionale è affidata al Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare e, in misura crescente, all’Agenzia ItaliaMeteo (l’agenzia nazionale per la meteorologia e la climatologia). Le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) forniscono il presidio meteo regionale.

Su queste previsioni si costruisce l’allertamento di protezione civile, gestito dai Centri Funzionali (Parte IV): un bollettino di vigilanza meteorologica segnala i fenomeni attesi; un bollettino di criticità traduce i fenomeni in livelli di rischio per il territorio, espressi con i codici colore (verde, giallo, arancione, rosso). L’allerta non descrive il meteo: descrive gli effetti attesi al suolo e cosa farne.

L'allerta non è una previsione del tempo
Un bollettino di allerta arancione per rischio temporali non dice «pioverà molto»: dice che, se i fenomeni previsti si verificano, gli effetti sul territorio possono essere rilevanti — allagamenti, frane, danni. Per questo l’allerta si riferisce a zone di allerta e a fasce orarie, non a un luogo e a un’ora precisi: è una stima di rischio, non un cronoprogramma del cielo.

7.4.3 Le ondate di calore: un rischio sanitario

L’ondata di calore è un rischio meteorologico con effetti soprattutto sanitari. Il Ministero della Salute coordina un sistema di previsione e allarme (i sistemi Heat Health Watch Warning per le principali città) e ogni anno emana le indicazioni del «Piano caldo»; le ASL e i servizi sanitari regionali sorvegliano gli effetti sulla popolazione fragile. La protezione civile concorre con l’informazione e con l’assistenza alle persone più esposte — anziani soli, malati cronici, persone senza dimora.

7.4.4 Meteo estremo e clima

La frequenza e l’intensità di alcuni fenomeni — nubifragi, ondate di calore, periodi siccitosi — sono in aumento per effetto del cambiamento climatico, come documentato dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) e, per l’area mediterranea, dal Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC). È la ragione per cui l’adattamento climatico entra a pieno titolo fra le attività di prevenzione (Parte VI). Per le istruzioni operative si vedano le schede Temporali intensi, Vento forte, Ondate di calore e Blackout.

Fonti

  1. Centri Funzionali — Dipartimento della Protezione Civile e Regioni — sistema di allertamento meteo-idrogeologico e idraulico; codici colore.
  2. Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare e Agenzia ItaliaMeteo — previsioni meteorologiche nazionali.
  3. Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) — presidio meteo regionale.
  4. Ministero della Salute — sistemi di previsione e allarme per le ondate di calore (Piano operativo nazionale “caldo”).
  5. IPCC e CMCC — cambiamento climatico ed eventi estremi.
  6. Codice della protezione civile, d.lgs. 1/2018, artt. 16-17 — Normattiva.