La siccità è il rischio più «lento» del catalogo: non arriva con un fronte o una scossa, ma si costruisce nel corso di settimane e mesi di precipitazioni mancate. Proprio per questo è insidiosa — quando i suoi effetti diventano evidenti, il deficit è ormai accumulato — ed è il rischio che più direttamente risente del cambiamento climatico. In Italia le crisi idriche degli ultimi anni hanno mostrato che la scarsità d’acqua non è un problema solo del Sud, ma dell’intero Paese.

7.10.1 Siccità e scarsità: due concetti distinti

Conviene distinguere due nozioni che il linguaggio comune confonde:

  • la siccità è un fenomeno naturale e temporaneo: una riduzione delle precipitazioni rispetto alla media di un territorio;
  • la scarsità idrica è uno squilibrio strutturale fra l’acqua disponibile e la domanda (civile, agricola, industriale), che la siccità aggrava ma non crea da sola.

La siccità si articola a sua volta in fasi: meteorologica (mancano le piogge), agricola (manca l’acqua nel suolo per le colture), idrologica (calano fiumi, laghi e falde) e infine socio-economica (la mancanza d’acqua colpisce attività e servizi). L’intensità si misura con indici standardizzati, come lo SPI (Standardized Precipitation Index), che confronta le precipitazioni di un periodo con la media storica.

7.10.2 La governance della risorsa idrica

A differenza degli altri rischi, la siccità si gestisce soprattutto prima, con la pianificazione della risorsa. Gli strumenti principali sono:

  • gli Osservatori sugli utilizzi idrici, istituiti presso le Autorità di Bacino Distrettuali, che monitorano lo stato della risorsa e classificano la severità della crisi (da normale a severità alta), orientando le misure;
  • la pianificazione di distretto (piani di bilancio idrico, piani di gestione della siccità);
  • in caso di crisi conclamata, le ordinanze e le cabine di regia che regolano gli usi e le priorità (con precedenza all’uso potabile).

L’ISPRA e il CNR-IRSA (Istituto di Ricerca sulle Acque) forniscono i dati e la ricerca; il Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) elabora gli scenari futuri.

La prevenzione si fa con l'acqua che c'è
Contro la siccità non esiste un soccorso dell’ultimo minuto: quando l’acqua manca, manca. La difesa è tutta nella prevenzione strutturale — ridurre le perdite delle reti, accumulare e riutilizzare l’acqua, adattare le colture, usare la risorsa con sobrietà — e nel monitoraggio, che consente di intervenire prima che la crisi diventi emergenza. È il rischio che meglio incarna il principio dell’adattamento climatico come prevenzione (Parte VI).

7.10.3 Il legame con gli altri rischi

La siccità non è isolata: aumenta la pericolosità degli incendi (vegetazione secca, capitolo 7.5), può accompagnarsi alle ondate di calore (capitolo 7.4), e una pioggia intensa su un suolo inaridito dalla siccità prolungata può favorire il ruscellamento e le alluvioni-lampo (capitolo 7.3). È un esempio di come i rischi del catalogo si concatenino, e di perché vadano letti come un sistema. Per il quadro climatico e le buone pratiche si veda la scheda Siccità.

Fonti

  1. Autorità di Bacino Distrettuali — Osservatori sugli utilizzi idrici; classificazione della severità idrica.
  2. ISPRA — monitoraggio della risorsa idrica e indicatori di siccità.
  3. CNR-IRSA — Istituto di Ricerca sulle Acque.
  4. CMCC — scenari climatici per l’area mediterranea.
  5. Dipartimento della Protezione Civile — concorso nella gestione delle crisi idriche di rilievo nazionale.
  6. Codice della protezione civile, d.lgs. 1/2018, art. 16 — Normattiva.