Il Capo III del Codice della Protezione Civile (articoli 16-22) è dedicato alle attività che si svolgono prima dell’evento: conoscere i rischi, allertare la popolazione, pianificare la risposta e ridurre la vulnerabilità del territorio. È il Capo che indica la strada dell’investimento preventivo rispetto alla sola risposta emergenziale.
Articolo 16 — Tipologia dei rischi di protezione civile
Il Codice individua i rischi di cui si occupa il Servizio nazionale. L’azione di protezione civile riguarda in particolare i rischi sismico, vulcanico, da maremoto, idraulico, idrogeologico, da fenomeni meteorologici avversi, da deficit idrico e da incendi boschivi. Concorre inoltre, secondo le competenze, alla risposta ad altri rischi quali quello chimico, nucleare, radiologico, tecnologico, industriale, da trasporti, ambientale, igienico-sanitario e da rientro incontrollato di oggetti dallo spazio.
Per Genzano di Roma gli scenari più rilevanti sono quello idrogeologico (frane superficiali, allagamenti), quello sismico (Lazio a pericolosità media), quello idraulico legato al Lago di Nemi e quello degli incendi boschivi estivi sui Castelli.
Articolo 17 — Sistemi di allertamento
Il Codice struttura un sistema di allertamento statale e regionale che devono dialogare:
- Allertamento nazionale — coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile, si avvale dei Centri di Competenza
- Allertamento regionale — articolato sui Centri Funzionali Regionali, che producono bollettini di criticità e avvisi meteo-idrogeologici
Per il Lazio il riferimento è il Centro Funzionale Regionale dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile: produce ogni giorno il bollettino di criticità con i codici colore (verde, giallo, arancione, rosso) per ciascuna zona di allerta del territorio. Quando il Centro Funzionale emette un avviso, il Comune riceve la comunicazione e attiva le procedure del proprio Piano di emergenza.
Articolo 18 — Pianificazione di protezione civile
La pianificazione è il complesso delle attività con cui si prepara la risposta operativa agli eventi calamitosi. Un Servizio Nazionale senza piani è un’orchestra senza spartito. Il Codice prevede livelli di pianificazione coordinati tra loro:
| Livello | Autore | Cosa contiene |
|---|---|---|
| Nazionale | Presidenza del Consiglio – DPC | Scenari di rilievo nazionale, direttive generali, piani di settore |
| Regionale | Regioni | Zone di allerta, organizzazione regionale, scenari regionali, assetto del volontariato |
| Comunale (o di ambito) | Comuni | Scenari locali, risorse, procedure operative, cartografia, COC, aree di emergenza |
Il Piano Comunale di Protezione Civile è lo strumento più vicino al cittadino: descrive come si risponde a un’emergenza a Genzano di Roma in concreto (analisi dei rischi, scenari, procedure operative, Centro Operativo Comunale, aree di attesa e accoglienza, modello di intervento, comunicazione alla popolazione). I criteri di redazione sono fissati dalla Direttiva PCM 30 aprile 2021 sulla pianificazione di protezione civile comunale e di ambito.
Sono piani vivi: vanno aggiornati quando cambiano le condizioni rilevanti, testati con esercitazioni periodiche e comunicati alla popolazione. Il Piano Comunale di Genzano di Roma è disponibile nella sezione Piano di Emergenza del sito.
Articolo 19 — Ruolo della comunità scientifica
Il Codice valorizza il contributo della comunità scientifica alle attività di previsione e prevenzione. Le strutture di ricerca forniscono conoscenze, dati e modelli a supporto delle decisioni delle autorità di protezione civile, mantenendo distinti il piano tecnico-scientifico (la conoscenza del fenomeno) e il piano decisionale (la scelta operativa, che spetta alle autorità).
Articolo 20 — Commissione Grandi Rischi
La Commissione Nazionale per la previsione e la prevenzione dei Grandi Rischi è l’organo di consulenza tecnico-scientifica del Dipartimento della Protezione Civile. Fornisce pareri e valutazioni sui rischi, raccordando il mondo della ricerca con le esigenze operative del Servizio nazionale.
Articolo 21 — Centri di competenza e collaborazione con la ricerca
I Centri di Competenza sono soggetti che forniscono al Servizio nazionale servizi, prodotti e contributi tecnico-scientifici su specifici ambiti di rischio: tra i principali, l’INGV (sismico e vulcanico), l’ISPRA, il CNR e la Fondazione CIMA (idro-meteo). L’articolo disciplina anche le forme di collaborazione con università ed enti di ricerca.
Articolo 22 — Azioni integrate di prevenzione strutturale e non strutturale
La prevenzione è l’insieme delle attività dirette a evitare o ridurre i danni conseguenti agli eventi calamitosi. Il Codice distingue due grandi famiglie, che devono agire in modo integrato:
| Tipo | Esempi |
|---|---|
| Strutturale | Opere di difesa del suolo, adeguamento sismico degli edifici, manutenzione idraulica, messa in sicurezza del territorio |
| Non strutturale | Pianificazione, informazione e formazione della popolazione, esercitazioni, regole di edificazione, cartografia del rischio |
La prevenzione non strutturale è spesso la più efficace in rapporto al costo. È qui che si colloca gran parte dell’attività del Gruppo Comunale: pubblicazioni informative, incontri nelle scuole, esercitazioni, manutenzione dei punti di raccolta, controllo della segnaletica.
Perché la previsione e la prevenzione contano più dell’emergenza
Ogni euro investito in prevenzione strutturale e culturale risparmia molti euro di costi di emergenza e ricostruzione (stime OCSE e Banca Mondiale). Non è solo una questione economica: è una questione di vite umane. Un Comune che ha pianificato, informato ed esercitato il proprio Piano risponde a un evento in modo radicalmente diverso da uno che non lo ha fatto. Il Capo III è la cultura della protezione civile scritta in forma di legge.
