Primo soccorso psicologico ai bambini in emergenza
Guida operativa per soccorritori, educatori e genitori — ispirata ai principi del primo soccorso psicologico (PFA)
A chi serve questa guida: volontari di Protezione Civile, operatori sanitari, insegnanti, animatori, genitori e qualsiasi adulto che si trovi a gestire bambini nelle ore e nei giorni successivi a una calamità (terremoto, alluvione, incendio, evacuazione, sfollamento). Le schede del kit sono uno strumento; questa guida spiega come usarle secondo i principi del primo soccorso psicologico, riconosciuti a livello internazionale.
1. I 5 principi di intervento nel trauma di massa (Hobfoll et al., 2007)
Il PFA (Psychological First Aid) non è psicoterapia: è un primo soccorso emotivo che chiunque può imparare. Si ispira a 5 principi di intervento nel trauma di massa, indicati come supportati da evidenze empiriche (Hobfoll et al., 2007); sostengono il recupero, ma non garantiscono di prevenire il PTSD:
- Sicurezza — riportare il bambino a un luogo fisicamente sicuro e percepito come sicuro
- Calma — abbassare l'attivazione emotiva (voce bassa, gesti lenti, contatto sicuro)
- Auto-efficacia — ricordare al bambino cosa sa fare ("hai fatto bene a chiamare la mamma")
- Connessione — riconnettere a familiari, amici, comunità
- Speranza — orientare al futuro prossimo ("stasera dormiamo qui, domani vediamo")
2. Il metodo "Look – Listen – Link" (OMS, 2011)
LOOK (Osserva)
- Quali bambini hanno bisogno di assistenza immediata? (feriti, separati dai genitori, in stato di shock)
- Quali rischi ambientali ci sono ancora? (instabilità strutturale, freddo, fame, sete)
- Chi è un riferimento affidabile per il bambino? (genitore, fratello maggiore, insegnante che conosce)
LISTEN (Ascolta)
- Avvicinati con calma. Mettiti alla loro altezza (inginocchiati).
- Presentati con il nome e il ruolo: "Mi chiamo Maria, sono volontaria della Protezione Civile."
- Non forzare a parlare. Stai presente. Il silenzio condiviso è già un aiuto.
- Quando il bambino parla, ascolta senza interpretare e senza minimizzare ("non è niente"). Valida: "È stato spaventoso. Hai ragione a sentirti così."
LINK (Riconnetti)
- Se separato dai genitori → priorità al ricongiungimento, ma non da soli: avvisa subito il coordinatore del campo e chi tutela i minori (OMS 2011).
- Se i genitori non sono raggiungibili nell'immediato → identifica un adulto di riferimento stabile (non a rotazione).
- Riconnetti a routine: cibo, sonno, gioco. La routine ricostruita è il primo sostegno.
3. Cosa NON fare (errori comuni che peggiorano il trauma)
- Non mentire ("è tutto a posto" quando non lo è). Il bambino capisce, e perde fiducia.
- Non promettere ciò che non puoi garantire ("rivedrai presto la nonna"). Spiega cosa sta succedendo realmente, con parole semplici.
- Non forzare il racconto di ciò che è successo e non chiedere dettagli: riviverlo subito può far stare peggio. Non chiedere di raccontarlo o disegnarlo; se lo propone lui, ascolta.
- Evita di separare i fratelli quando non è strettamente necessario: la loro presenza reciproca è un ancoraggio. Se una necessità clinica o di sicurezza impone comunque una separazione, tienila più breve possibile e organizza subito il ricongiungimento.
- Non chiamare "matti" o "deboli" i bambini con reazioni intense. Le reazioni di stress acuto sono normali.
- Non sovraccaricare di informazioni. Un'informazione alla volta, lenta, ripetuta se serve.
4. Reazioni normali per fascia d'età (cosa aspettarsi)
| Fascia | Reazioni tipiche post-evento (normali, non patologiche) |
|---|---|
| 3-5 | Regressione (riprendere a fare la pipì a letto, succhiare il pollice), aggrappamento, paura del buio, pianti e proteste, paura di rumori improvvisi, incubi. |
| 6-8 | Lamentele somatiche (mal di pancia, mal di testa), difficoltà a scuola, paura di andare via dai genitori, irritabilità, crisi di pianto improvvise. |
| 9-11 | Ipervigilanza, domande ripetitive sull'evento, senso di colpa ("è successo per colpa mia"), aggressività, isolamento. |
| 12-14 | Reazioni adolescenziali: chiusura, rabbia verso adulti, comportamenti di rischio, umore basso o apatia, "voler fare il volontario" come modo di elaborare. |
5. Quando chiedere supporto psicologico specialistico
Le reazioni di stress sono normali. Ma alcuni segnali richiedono il consulto di uno psicologo dell'emergenza o del pediatra (servizi attivati dalle autorità di protezione civile o dalla ASL; l'elenco dei professionisti è dell'Ordine degli Psicologi del Lazio):
- Reazioni che non migliorano o peggiorano oltre il primo mese e pesano sulla vita quotidiana
- Distacco marcato (il bambino "non c'è", sguardo vuoto, non risponde)
- Autolesionismo o ideazione suicidaria (anche in bambini piccoli, raro ma possibile): non lasciare solo il bambino e chiama il 112
- Rifiuto prolungato di cibo, bevande, parola o contatto fisico (se non mangia o non beve, avvisa subito il personale sanitario)
- Eventi traumatici acuti (perdita di un familiare, ferimento grave, testimonianza di morte)
Pericolo immediato o emergenza acuta: 112 (NUE). Per supporto non urgente: pediatra o medico di famiglia, servizi per l'età evolutiva della ASL Roma 6, Telefono Azzurro 19696 (ascolto per bambini e ragazzi, 24 ore su 24).
6. Bambini con disabilità — adattamenti specifici
Disabilità cognitiva / autismo / DSA
- Mantieni le routine il più possibile (orari pasti/sonno).
- Comunica con pittogrammi (CAA) — il kit include carte ARASAAC.
- Riduci sovraccarico sensoriale: angolo tranquillo, luci basse, niente folla.
- Anticipa i cambiamenti con storie sociali (scheda 8 del kit).
- Le terapie abituali non vanno interrotte né cambiate senza il medico: se un farmaco manca, avvisa il personale sanitario.
Disabilità motoria
- Recupera quanto prima ausili (carrozzina, deambulatore, comunicatore).
- Schede a tracciato grande (kit scheda 41).
Disabilità visiva / uditiva
- Visiva: parla in modo descrittivo, descrivi l'ambiente, mantieni occhiali se possibile, schede ad alto contrasto (43) e tattili (44).
- Uditiva: posizionati di fronte, gesti ampi, testo scritto, schede pittografiche.
7. Bambini stranieri / italiano L2
- Identifica un mediatore culturale (Croce Rossa, Caritas, mediatori comunali).
- Usa pittogrammi (kit schede 45 e 20).
- Riconosci che il silenzio non è disinteresse: può essere shock culturale + barriera linguistica + trauma.
- Non separare il bambino dal genitore o fratello maggiore che parla la sua lingua.
- Riferimenti istituzionali: UNHCR Best Interest Determination, Save the Children Child Protection in Emergencies.
8. Come usare le schede del kit
Le schede stampabili sono uno strumento di mediazione: non sono "compiti", sono ponti per la connessione.
- Distrazione attiva (color by number, labirinti): per bambini iperattivati che non riescono a stare fermi.
- Espressione canalizzata (disegno libero, diario emozioni): per bambini che hanno bisogno di esprimere senza parlare.
- Riconnessione (lettera al soccorritore, mappa dei legami): per ricostruire legami affettivi.
- Ripristino routine (calendario del giorno): per bambini disorientati dalla rottura della quotidianità.
Stampa quanto serve, distribuisci con calma, non chiedere mai "compiti" né valutare il risultato. Il valore è nel processo, non nel prodotto.
Le schede su respirazione, grounding, "posto sicuro" e "mano della calma" sono attività di prima accoglienza, non terapia: proponile come scelta, mai come obbligo, e fermati se il bambino si agita o dice di no. Non chiedere di raccontare o disegnare l'evento: le schede 31 e 34 solo se lo chiede il ragazzo e, per la domanda su che cosa è successo (31) e per il capitolo «Durante» (34), con uno psicologo dell'emergenza accanto.