Le filastrocche della sicurezza
Otto rime brevi, con un gesto per ciascuna, da recitare in cerchio o alla festa di fine anno
Otto filastrocche brevi, una per ogni situazione. Ognuna ha un gesto da fare mentre si recita: così le parole restano nel corpo, non solo nella testa. Si possono dire in cerchio, una al giorno, oppure tutte insieme alla festa di fine anno, con un bambino che recita e gli altri che fanno il gesto. Il personaggio di Tina la tartaruga è lo stesso delle storie per l'infanzia.
Tina e il terremoto
Se la terra trema un po',
sotto il tavolo vado, lo so:
testa coperta, sto rannicchiato,
finché un grande dice: «È passato».
Poi esco piano, in fila ordinata,
con la maestra, alla porta indicata.
Gesto: ci si accuccia sotto il tavolo o il banco, con le braccia sulla testa, e si resta lì finché l'insegnante dice «è passato»: solo allora ci si alza.
Il numero che aiuta
Uno, uno, due: centododici,
è il numero che tu dici
quando qualcuno sta male davvero
e serve aiuto, aiuto vero.
Prima chiamo un grande, se c'è;
se non c'è nessuno, telefono da me.
Dico dove sono, dico cos'è successo,
e chiudo solo quando chi risponde dice: «Adesso».
Gesto: si alzano un dito, un dito, due dita; si fa cenno con la mano per chiamare un adulto; poi si porta la mano all'orecchio come un telefono e la si tiene lì fino all'ultimo verso.
Il temporale
Brontola il cielo, viene il temporale:
in casa sto più al sicuro, è naturale.
Via dall'albero, via dal palo,
al chiuso aspetto il cielo chiaro.
Niente mare, niente prato,
finché il tuono non è andato.
Gesto: con le mani si fa un tetto sopra la testa e si cammina piano verso «casa», un angolo della stanza.
Il fumo
Se c'è fumo non mi nascondo,
né sotto il letto, né nell'armadio in fondo:
basso basso, vicino al pavimento,
vado alla porta in un momento.
Chiamo un grande e usciamo insieme:
fuori dal fumo si respira bene.
Gesto: ci si abbassa e si cammina a quattro zampe verso la porta della stanza, poi si chiama forte un adulto.
Va via la luce
Clic! La luce se n'è andata,
la casa è buia e un po' incantata.
Niente candela: può bruciare,
la torcia è quella da usare.
Resto vicino a mamma e papà,
la luce presto tornerà.
Gesto: si chiudono gli occhi al «clic», si accende una torcia immaginaria con il pugno e si fa luce intorno.
Lo zainetto pronto
Nello zainetto della famiglia
ci sta l'acqua in bottiglia,
torcia, fischietto e un cerotto,
i documenti e un biscotto.
Vicino alla porta sta sempre pronto:
se serve, lo prende un grande, e siamo a posto.
Gesto: si mima di mettere nello zaino un oggetto per ogni verso, poi all'ultimo verso si indica l'insegnante, che fa finta di infilarlo sulle spalle.
Se mi perdo
Mi sono perso tra la gente?
Mi fermo, non mi allontano per niente.
Chiamo forte: «Sono qui!»,
soffio nel fischietto: fi, fi, fi!
Cerco un vigile, un volontario, una divisa,
o chi lavora lì, alla cassa o all'uscita:
gli dico il mio nome, e con lui resto
finché mamma o papà arrivano presto.
Gesto: ci si ferma con i piedi uniti, si soffia tre volte nel fischietto immaginario e si dice il proprio nome e cognome all'insegnante, che fa la parte del vigile.
Il sole forte
Quando il sole picchia forte,
cappellino e acqua: ecco le scorte.
Bevo anche se non ho sete,
all'ombra sto, tranquillo e quieto.
In auto ferma al sole non si resta mai:
né io da solo, né il cane, lo sai.
Gesto: si mette il cappellino immaginario, si beve un sorso e si fa «no» con il dito all'ultimo verso.